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 Conti pubblici Riduci


Consulenze, uno spreco evitabile

Le spese per gli incarichi ad esterni della pubblica amministrazione risultano di circa 3 miliardi, ma in realtà sono di più se si considerano alcune fattispecie non rilevate e le tante vertenze che ingolfano la Corte dei Conti. Le leggi per contenerle non hanno funzionato, consentono varie scappatoie. Eppure ci sarebbe un rimedio semplice


(pubblicato su Repubblica.it il 12 apr 2013)
Il fatto non è molto noto, ma l'ultimo governo Berlusconi aveva emanato due leggi che avrebbero dovuto stroncare la spesa per le consulenze, che, come invece tutti sanno, serve in gran parte a fini clientelari e a distribuire soldi ad amici e parenti. Ma, a quanto pare, non hanno avuto miglior esito delle famose "grida" ricordate dal Manzoni nel Promessi sposi. Come mai?
A fare un'attenta analisi del problema è Luigi Olivieri, dirigente pubblico e docente di diritto amministrativo, sul sito LeggiOggi.it. Olivieri ricorda che una legge del 2010 (la 122) imponeva di tagliare di ben l'80% rispetto al 2009 la spesa per consulenze delle pubbliche amministrazioni, incluse le autorità indipendenti. Inoltre la riforma Brunetta stabiliva che i dirigenti a contratto non potessero essere più dell'8% della dotazione organica (che potrebbe salire in futuro al 18%, ma solo dopo un altro provvedimento del governo. Ci si sarebbe dunque dovuti aspettare che la spesa crollasse, e invece continua allegramente a crescere rispetto al passato.
Il fatto è che le norme consentono numerose scappatoie. Intanto la legge 122 esclude dal suo ambito "le università, gli enti e le fondazioni di ricerca e gli organismi equiparati nonché gli incarichi di studio e consulenza connessi ai processi di privatizzazione e alla regolamentazione del settore finanziario". Poi, non vengono menzionate né le ricerche - e quindi basta cambiare denominazione alle consulenze - né le collaborazioni (che però sono state oggetto di un altro provvedimento: la manovra estiva 2010 stabiliva un taglio del 50%).
Ma c'è di più, perché le amministrazioni possono utilizzare un'altra scappatoia: quella degli "incarichi dirigenziali o di alta specializzazione a tempo determinato". Della spesa per i quali nulla si sa, perché il conto del personale della Ragioneria generale non rileva il dato. Insomma, nella norma attuali ci sono troppi "buchi" perché possano essere davvero efficaci.
Ma non basta ancora, perché la questione delle consulenze genera anche un nutrito contenzioso, inondando la Corte dei Conti di vertenze per responsabilità amministrativa ed erariale: nel solo 2011, almeno 225, il che significa ulteriori spese amministrative non contabilizzate sotto la voce specifica.

Ci sarebbe un modo per venirne fuori? Facciamo nostro il suggerimento di Olivieri. Basterebbe un semplice comma: “Le pubbliche amministrazioni non possono conferire in alcun caso incarichi, qualunque ne sia la denominazione e l’oggetto, a personale che non conduca rapporti di lavoro subordinato e sia inserito nei propri ruoli”. Troppo semplice?

(Questo articolo era a corredo di un servizio sull'argomento pubblicato nella sezione RE - Le inchieste)


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