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 Chi sono

Ritratto Carlo Chi sono.gif

Chi sono
E perché ho fatto questo sito

Sono un feticista della carta stampata. I libri che sono riuscito a buttare in vita mia, per quanto inutili o malfatti, si contano sulle dita e intorno a me, a casa e in ufficio, si formano pile periclitanti di giornali e riviste. Già, perché in questo conservare sono anche disordinato. Naturalmente conservo anche quello che ho scritto (non tutto, per la verità, ma parecchie cose). E’ utile ogni tanto rileggersi e vedere se ci avevi azzeccato o avevi preso qualche cantonata clamorosa. La voglia di farmi un sito Internet è nata proprio da qui,  dall’idea che in questo modo sarei stato costretto a dare un ordine alle mie cose e che finalmente, nel caso, le avrei ritrovate senza troppa difficoltà.

 

E però un sito Internet può essere un po’ più di un archivio. E’ un posto dove di quello che scrivi devi rispondere solo a te stesso. Se scrivi delle stupidaggini peggio per te, farai una figuraccia. Ma se hai qualche idea non convenzionale, non devi sottostare a un direttore che non vuole pubblicartela oppure non devi mediarla con compagni di avventura (editoriale) che magari la ritengono un po’ troppo poco diplomatica. O, infine, ci sono cose adatte a un sito personale e non ad un giornale o una rivista.

 

E chi leggerà? Boh? Va’ a sapere… Uno, nessuno, centomila (l’ultima l’ho detta solo per completare la citazione).  Per questo ho scelto il titolo qui sopra.

 

Per chi è arrivato qui, ecco la mia biografia. Nato a Roma nel 1951, laureato in Filosofia alla Sapienza (110 e lode) con una tesi di sociologia, una ricerca empirica sulle comunità cristiane di base in Piemonte (a scanso di equivoci, sono assolutamente laico e lo ero anche allora). Poi sono rimasto come precario (esercitatore) presso la cattedra di Metodologia e tecnica della ricerca sociale, a Sociologia. Vedendo avvicinarsi i trent’anni ed essendo all’epoca il reclutamento universitario bloccato, decisi che dovevo conquistare un reddito un po’ più decente di quello risibile che mi veniva dall’università e dalle ricerche di sociologia e cominciai a presentarmi a tutti i colloqui dove mi accettavano e a fare tutti i concorsi che capitavano, anche per posti da diplomato. Ne feci persino uno per impiegato all’ospedale Forlanini. Naturalmente era truccato.

 

Un giorno lessi sul giornale il bando di un “Concorso per borse di studio Fieg-Fnsi per l’avviamento alla professione di giornalista”. Feci anche quello e stavolta andò bene.

Dopo un anno a 296.300 lire al mese (erano una miseria anche allora, nel 1980) fui assunto al Messaggero diretto da Vittorio Emiliani. Proprio in quel momento se ne andò un redattore dell’economia e quindi, inopinatamente, fui destinato a quel settore.

 

Al Messaggero sono rimasto sei anni. Nel 1986 mi telefona Alessandra Carini, una collega di Repubblica che avevo conosciuto facendo le “vasche” nel cortile di Palazzo Chigi in attesa della fine dei Consigli dei ministri, e mi offre di andare lì perché sta per essere varata una nuova iniziativa, il supplemento Affari & Finanza. Ci vado di corsa, ero uno dei lettori di Repubblica fin dal primo numero (l’ho conservato: c’è bisogno di dirlo?).

 

Vengo assunto il 1° ottobre 1986. In quel momento la redazione è composta da Peppino Turani, il responsabile, da Sandra Carini e da me. Non esiste ancora neanche un progetto di massima. Il 22 ottobre, mercoledì, Eugenio Scalfari, alle tre del pomeriggio, ci carica in macchina per andare alla Magliana a vedere le prime copie che escono dalle rotative, e che saranno in edicola il venerdì. Al tempo Repubblica vendeva ancora meno della Stampa, ricordo che festeggiammo il sorpasso qualche mese dopo. Mi piace pensare che un po’ di merito ce l’abbia avuto anche Affari & Finanza.

 

Dopo circa tre anni Turani lascia, responsabile diventa Sandra Carini che, dopo un annetto, mi coopta come co-responsabile (con il consenso di Scalfari, ovviamente). Lo sarò fino al 1997 quando lascia anche Sandra Carini e divento responsabile io. Nel frattempo direttore di Repubblica è diventato Ezio Mauro.

 

Nel 2000 Mauro mi convoca e mi annuncia che l’editore ha deciso di cambiare la linea editoriale di Affari & Finanza e che il responsabile sarà di nuovo Turani. Pensavo allora, e penso tuttora, che un direttore abbia tutto il diritto di cambiare un responsabile di settore, anche senza iniziative dell’editore, anche arbitrariamente. Quindi accolsi la decisione senza dire “bah”. Ancora oggi, però, non ne capisco le motivazioni, visto che il giornale era apprezzato dal suo pubblico e aveva conquistato autorevolezza come mai prima. Comunque dopo che me ne sono andato Affari & Finanza è impallidito: da rosa-salmone che era fin dalla nascita, è diventato bianco.

 

Dato che a Repubblica non mi offrono una collocazione a me gradita, accetto di passare a Kataweb, allora in grande spolvero visto che si era in piena ubriacatura da new economy, come direttore delle relazioni esterne, funzione di staff che rispondeva all’amministratore delegato Paolo Dal Pino. Per fortuna ci sto solo sei mesi, visto che non è un mestiere che mi appassioni. Poi la bolla borsistica si sgonfia, tramonta la quotazione di Kataweb e non c’è più bisogno di un direttore delle relazioni esterne.

 

C’è bisogno, invece, di un responsabile editoriale per Vivacity, network di 25 (poi 30, poi 35) portali cittadini, lavoro che inizio allo scoccare del 2001 facendo l’interessante esperienza di uno start up. La società è una joint-venture Kataweb-Unicredito, ma è destinata a diventare 100% Unicredito. Gli obiettivi di quest’ultimo, però, non mi convincono, così rientro in Kataweb. I fatti mi daranno ragione: dopo un altro anno, nonostante il successo editoriale (superava i 6 milioni di pagine viste al mese), Vivacity viene chiusa.

 

Poco dopo Kataweb vince una gara d’appalto dell’Inail per produrre i contenuti di un portale sulla disabilità di proprietà dell’istituto, Superabile. Ne sarò il direttore editoriale per poco più di due anni e mezzo, fino alla scadenza dell’appalto. Nel frattempo collaboro con alcune testate del gruppo: L’espresso, l’agenzia Agl, i quotidiani locali Finegil. Attualmente mi occupo dei siti di finanza di Kataweb e Repubblica.it.

 

Mi sono stati assegnati tre premi giornalistici. Il primo manco me lo ricordo perché era proprio all’inizio, sarà stato il 1980. Devo avere una targa o un medaglione ma non ho idea di dove sia. Forse si chiamava Premio Campidoglio. Il secondo è stato il Premio Lingotto per il giornalismo economico, nel 1993. Il terzo è il Premio Calabria, sempre per il giornalismo economico, nel 2004. Dai primi anni '90 faccio parte del Club dell'economia, un gruppo di economisti ed editorialisti economici.

 

Resta da dire che sono sposato e ho due figlie adorabili e maggiorenni. E un coniglio ormai anzianotto (ps: il poveretto ha poi raggiunto il paradiso dei conigli nel luglio 2006, alla rispettabile età di 12 anni). Questo sito non è molto raffinato perché l’ho fatto da solo, con una minima spesa, utilizzando un programma che si trova in rete. Se diventerò ricco (ma oramai dispero) me ne farò fare uno più bello. Per ora va bene così.

 

(10 marzo 2006)

 

Se volete contattarmi o dirmi qualcosa potete scrivere a postmaster@carloclericetti.it

 


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