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 Etica Riduci

Corpus nostrum

 

Vescovi e cardinali, cattolici senza dubbi, atei devoti, politici in cerca di benemerenze e persino qualche insospettabile giurista si affannano per trattenere in una parodia di vita il corpo di quella che fu Eluana Englaro, arrivando ad evocare il conflitto trapoteri dello Stato

 

(16 luglio 2008)

 

Ha dell’incredibile quanto sta accadendo attorno al corpo di quella che fu Eluana Englaro, prima che un incidente la riducesse in coma irreversibile. (Non è detto che sia irreversibile? Certo, non è mai detto, specie per chi crede ai miracoli. In questo caso, poi, il coma dura solo da 16 anni!). I fatti sono ormai noti a tutti. Il padre Beppino, quando è stato chiaro che non c’erano più speranze di un benché minimo miglioramento, ha chiesto che fosse fatto quello che la stessa Eluana avrebbe chiesto, cioè di sospendere i trattamenti che la tengono artificialmente in una parodia della vita. Che questa fosse la volontà della ragazza è certo, perché lo aveva detto con precisione e più volte ripetuto in occasione di un caso analogo accaduto ad un suo amico.

 

Dopo anni di battaglie giudiziarie, finalmente la Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso, e in base a questo la Corte d’Appello di Milano ha emesso una sentenza che autorizza la sospensione delle procedure mediche che trattengono il corpo di Eluana in questo mondo. La sentenza è esecutiva, quindi la cosa può avvenire in qualsiasi momento il padre lo decida.

 

Sembrava che la vicenda fosse conclusa, secondo ragione e buon senso. Ma i “pasdaran della vita” non rinunciano a dare battaglia in nome di un principio tanto astratto quanto disumano. Ricapitoliamo gli ultimi avvenimenti attraverso gli atti dei protagonisti.

 

Accanimento dogmatico

Angelo Bagnasco

Il presidente della Conferenza episcopale italiana ha ripetuto quanto più volte affermato dalla Chiesa: nutrizione, idratazione e ventilazione non possono mai essere interrotti, nemmeno in caso di stato vegetativo permanente. “Non possiamo tacere”, ha detto, mentre si potrebbe “procedere a una consumazione di una vita per sentenza”. La Chiesa sostiene di essere contraria all’accanimento terapeutico, che ha luogo, come si spiega nell'enciclica Evangelium vitae,  quando si utilizzano mezzi sproporzionati alle prospettive di miglioramento; in questi casi, si può “rinunciare a trattamenti che procurerebbero soltanto un prolungamento precario e penoso della vita, senza tuttavia interrompere le cure normali dovute all'ammalato in simili casi”.  Il trucco sta nella seconda parte della frase, che di fatto nega la prima parte, visto che con la definizione “cure normali” si può intendere praticamente qualsiasi cosa. Infatti non c’è mai stato un caso in cui la Chiesa ha ammesso che si potevano interrompere i trattamenti: nemmeno in quello di Piero Welby, che in ogni caso sarebbe morto di lì a poco. Aspettiamo un’altra enciclica che ci spieghi cosa si intende con “penoso”.

 

Accanimento senile

Francesco Cossiga

L’ex presidente della Repubblica è stato il primo firmatario di un appello di un gruppo di senatori perché fosse sollevato il problema dei “conflitto di attribuzione”, cioè il conflitto fra diversi poteri dello Stato che deve essere chiamata a dirimere la Corte Costituzionale. Secondo questa tesi, la Cassazione e la Corte d’appello non potevano emettere sentenze su questa materia, perché spetta al Parlamento legiferare in merito. Tesi davvero singolare: non solo perché il Parlamento ha dimostrato di non avere alcuna intenzione di affrontare il problema (Beppino Englaro ricordava che ci sono state 49 sedute sul testamento biologico e ancora non si è concluso nulla); ma anche perché Cassazione e tribunali si basano sulle norme in vigore al momento in cui qualcuno sottopone loro un problema. Se poi il Parlamento legifererà diversamente, di certo ne prenderanno atto. D’altra parte, come giurista Cossiga non è attendibilissimo: fu bocciato due volte ai concorsi per ordinario.

 

Accanimento opportunistico

Renato Schifani

Il presidente del Senato per meriti berlusconiani non si è fatto sfuggire l’occasione: ha subito caldeggiato l’appello dei senatori alla Giunta per il Regolamento, che gli ha dato retta e ha deciso di investire della questione del “conflitto di attribuzione” la commissione Affari Costituzionali. Vista la maggioranza che c’è anche in Senato, non si sa se augurarsi che decidano “secondo coscienza”. L’ultima parola spetterà poi all’Aula.

 

Amnesia costituzionale

Giuliano Vassalli

Ex partigiano, ex senatore socialista, ex presidente della Consulta: da Vassalli ci si sarebbe aspettato un atteggiamento sensato. Invece, intervistato dal Foglio, ha sostenuto che “dal punto di vista del diritto positivo non ci sono equivoci possibili. Oggi nessuna legge permette che, su volontà del paziente, gli venga tolta la vita”. Ma di cosa parla, Vassalli? Possibile che ci sia bisogno che qualcuno gli ricordi l’articolo 32 della Costituzione? “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. E’ di questo che si sta discutendo. Di interrompere un trattamento sanitario non voluto. Tolta la vita? La vita ad Eluana l’ha già tolta quel maledetto incidente. Sedici anni fa.


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