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 Politica Riduci

Allora licenziamo i dirigenti pubblici
Il “governo dei migliori” ci ha appena fatto sapere che a fare il Recovery Plan da solo non ce la fa, e ha bisogno della consulenza della McKinsey. Eppure il Mef può contare su un “Consiglio tecnico-scientifico degli esperti”, e nelle sue varie articolazioni ha vari uffici studi, così come gli altri ministeri. Tutti incapaci? Difficile da credere. E altrettanto strano è che la multinazionale della consulenza si accontenti di una parcella minimale, alimentando il sospetto che il suo profitto arriverà per altre vie

(pubblicato su Repubblica.it il 6 mar 2021)

Il “governo dei migliori” ci ha appena fatto sapere che a fare il Recovery Plan da solo non ce la fa, e ha bisogno della consulenza della McKinsey. Per fare che cosa? Un comunicato del ministero, che riproduciamo sotto, afferma che il compito di McKinsey “riguarda l’elaborazione di uno studio sui piani nazionali “Next Generation” già predisposti dagli altri paesi” e “un supporto tecnico-operativo di project management per il monitoraggio dei diversi filoni di lavoro per la finalizzazione del Piano”.

Resta difficile capire perché l’esame dei piani altrui non possa essere affidato a risorse interne alla nostra amministrazione pubblica. Chi abbia la curiosità di consultare il sito del ministero dell’Economia (Mef) può constatare che dispone di un notevole numero di dirigenti. Il solo dipartimento del Tesoro, poi, può contare su un “Consiglio tecnico-scientifico degli esperti” che conta nove “prof.” e quattro “dott.” Se non fanno un lavoro di questo genere, si può sapere che cosa fanno?

E se quegli esperti non ne avessero voglia, ci sarebbe per esempio l’Uffico V della Ragioneria, tra i cui compiti c’è lo “Studio e analisi comparata delle discipline contabili adottate nei Paesi dell'UE. Analisi comparata a livello internazionale sulle procedure di bilancio e delle relative discipline contabili, sulle metodologie dei sistemi di controllo interno e di misurazione delle performance. Analisi, studi e proposte per l'applicazione degli standards internazionali di contabilità pubblica”. Eccetera. Mentre studiano le procedure di bilancio, non possono dare anche un’occhiata ai piani Next Generation, che comunque nei bilanci ci devono entrare?

Naturalmente si potrebbe proseguire ad libitum, addentrandosi nei meandri degli uffici del Mef, del ministero dello Sviluppo economico e di tutti gli altri ministeri. Allora, i casi sono due: o si ritiene che siano tutti una massa di incapaci, e allora licenziamoli per giusta causa. Oppure si è scelto di rivolgersi all’esterno per avere un maggior controllo su che cosa si dirà e su come lo si dirà. Visto che non si parla di licenziamenti, dev’essere buona la seconda.

Il secondo compito di McKinsey, quello esposto nella frase che inizia con “supporto tecnico-operativo”, non è chiaro per niente. Veramente a leggere quella frase viene in mente la “supercazzola” del film Amici miei. A meno che il compito dei consulenti non sia quello di inventare un linguaggio così complicato da tentare di indurre un complesso di inferiorità nelle controparti della Commissione che esamineranno il Piano, che per non mostrare di non averci capito niente direbbero che è bellissimo. Sarebbe una scommessa ardita.

Ma in fondo, si dirà, a questi gli danno un tozzo di pane, appena 25 mila euro. Si vede che questi signori non hanno ancora letto il libro di Franco Debenedetti appena uscito, intitolato “Fare profitti”. Oppure lo fanno per fare un favore a un vecchio amico, il ministro per l’Innovazione tecnologica Vittorio Colao, che in McKinsey c’è stato per dieci anni. D’altronde la società non è nuova a questi favori: quando l’ex consulente economico di Matteo Renzi, Yoram Gutgeld (ex McKinsei anche lui), stava per essere nominato commissario alla Spending review, facendo fuori Carlo Cottarelli, al Mef, di fronte alla sala conferenze della Ragioneria generale, c’era una stanza sulla cui porta faceva bella mostra una targa con scritto “Laboratorio McKinsey-Mef”. E da quando si erano insediati attorno a Cottarelli si era fatto il deserto. Una sorta di nemesi: la spending review, che dovrebbe essere un compito dei ministri e della pubblica amministrazione, affidata a un esterno (Cottarelli, appunto) che viene scalzato da altri ancora più esterni di lui. Avanti così e per una consulenza cercheremo gli extraterrestri.

Speriamo almeno che i nostri consulenti non si esercitino a inventare altri condoni fiscali. Questo governo uno lo ha già varato (quello delle cartelle fino a 5.000 euro), ma il piano che Colao aveva preparato per gli Stati generali del governo Conte ne prevedeva vari.

Tra le riforme che dovrebbero essere attuate per rispettare le raccomandazioni della Commissione c’è anche quella della pubblica amministrazione. Ma forse è una fatica inutile. Facciamo fare tutto a Mckinsey, tanto lavorano quasi gratis.

Questo il comunicato:
Il comunicato su McKinsey


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