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 Finanza Riduci

Dal sistema bancario
due cattive notizie

L'allarme del direttore del Fondo monetario sui titoli tossici ancora nei bilanci delle banche e la notizia da parte della Bce sul record di depositi bancari presso di essa sono due cattive notizie tra loro collegate


(pubblicato su Repubblica.it il 6 lug 2009)

L'allarme del direttore del Fondo monetario sui titoli tossici ancora nei bilanci delle banche e la notizia da parte della Bce sul record di depositi bancari presso di essa sono due cattive notizie tra loro collegate, un preciso indizio di un fatto preoccupante: il mercato del credito è ancora lontano dalla normalità. Le banche - proprio perché sanno che i loro bilanci non sono stati ancora del tutto "ripuliti" - continuano a non fidarsi troppo una dell'altra, e preferiscono depositare la liquidità presso la Bce, a un tasso inferiore a quello che pagano per prenderla in prestito, piuttosto che impiegarla sul mercato.

Dominique Strauss-Kahn non ha fatto altro che ripetere ciò che il Fondo aveva già sostenuto qualche mese fa, nel Global Financial Stability Report diffuso il 21 aprile scorso, che stimava a oltre 4.000 miliardi di dollari il totale dei titoli tossici, di cui 2.700 in possesso delle banche. Una stima secondo alcuni eccessiva: tale la ritiene ad esempio Rainer Masera, uno degli otto membri del "Gruppo de Larosière" incaricato dall'Unione europea di formulare le proposte di riforma del sistema finanziario. "Finora quelli emersi sono 1,2 trilioni: non mi pare credibile che ce ne siano altrettanti", aveva detto in un suo intervento del maggio scorso.

Siano o no quelle le cifre, il boom dei depositi presso la Bce testimonia che gli stessi protagonisti del mercato ritengono che non tutte le perdite siano venute ancora alla luce, e che - quando questo prima o poi inevitabilmente accadrà - possano essere almeno in alcuni caso tanto gravi da mettere a rischio la sovibilità di qualche banca. Quale? Questo nessuno lo sa e dunque le aziende di credito si muovono con i piedi di piombo.

Ma un mercato del credito ingessato provoca pesanti effetti sull'economia reale, aggravando ancor più la crisi e prolungandola nel tempo. Molti ritengono che la lunghissima crisi giapponese iniziata negli anni '80 (anche in quel caso, con lo scoppio di una enorme bolla finanziaria e immobiliare) si sia protratta per oltre un decennio proprio perché le banche cercarono di evitare in tutti i modi di fare pulizia nei loro bilanci. Di qui i ripetuti appelli a fare chiarezza, lanciati anche da Mario Draghi nella sua verste di presidente del Financial Stability Board.

Naturalmente non è per negligenza se le banche si comportano in questo modo. Ci sono certamente casi in cui esporre tutte le perdite avrebbe effetti dirompenti e costringerebbe ad immediate ricapitalizzazioni. Per le quali, ormai dappertutto, si può ricorrere agli aiuti pubblici in mancanza di una risposta positiva del mercato: ma questo significa cambiare gli equilibri, forse la perdita dell'indipendenza, forse l'azzeramento dei vertici. E' chiaro che si cerchi di evitare esiti del genere. Finché ci si riesce.


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