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 Politica Riduci


Berlusconi, la fine degli alibi

La strada per la definitiva conclusione del processo sui diritti Mediaset è ancora irta di ostacoli, ma la conferma in appello della condanna del Cavaliere fa risaltare la palese assurdità che si continui a permettere di stare in politica a un personaggio che in qualsiasi altro paese sarebbe stato allontanato con disonore. E' tempo di far finire questa anomalia
(Pubblicato su Eguaglianza & Libertà il 9 mag 2013)
Mentre l'anomala maggioranza voluta da Napolitano muove confusamente i primi passi, tra "penultimatum" e prime imboscate che annunciano un futuro tormentato, il corso dei processi di Berlusconi procede faticosamente. Uno, in particolare, potrebbe essere decisivo e cambiare d'un colpo lo scenario politico: quello milanese di appello sui diritti cinematografici con cui ha trafficato Mediaset, in cui il Cavaliere è stato condannato sia in primo grado che in appello a quattro anni di reclusione e - soprattutto - cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Anche se bisogna ancora aspettare lo scontato ricorso in Cassazione, il colpo è forte e renderebbe ancora più scandalosa l'ipotesi che continua ad aleggiare minacciosa di una nomina a senatore a vita.
Niente è scontato, comunque. La Cassazione potrebbe annullare il processo, e in questo caso prima della conclusione della replica la prescrizione scatterebbe sicuramente, visto che arriverà a luglio 2014. Sempre che la Suprema Corte decida in tempi normali, perché se i difensori di Berlusconi, campioni mondiali del rinvio, riuscissero ad allungare i tempi sarebbe la stessa Cassazione a mettere una pietra tombale sul processo, anche senza decidere nel merito: per intervenuta prescrizione, appunto. Senza contare che è stato appena eletto Primo presidente Giorgio Santacroce, il candidato preferito da Berlusconi, in passato in rapporti con Cesare Previti.
E poi c'è un ulteriore fattore che potrebbe essere dirimente: la Corte Costituzionale deve pronunciarsi su un ricorso della difesa. Se lo accogliesse, il processo verrebbe annullato e dovrebbe ricominciare dall'inizio, e sarebbe impossibile portarlo a termine in tempo utile. In pratica, una pronuncia favorevole della Consulta equivarrebbe a un colpo di spugna. Le decisione era prevista per qualche giorno fa, ma è stata rinviata: fatto singolare, visto che è attesa ormai da 17 mesi. Il ricorso è nato perché i magistrati si erano rifiutati di considerare "legittimo impedimento" un Consiglio dei ministri convocato d'improvviso da Berlusconi per un lunedì - giorno del tutto inusuale - proprio in coincidenza con una delle udienze, nonostante che la data di quest'ultima fosse stata concordata preventivamente. Così l'udienza si era svolta lo stesso, anche in assenza dell'imputato, e Ghedini & co. non si erano fatti sfuggire l'occasione di un ennesimo garbuglio.
Relatore del caso, alla Corte Costituzionale, è Sabino Cassese, del quale sono noti gli stretti legami con il presidente Napolitano. Insomma, c'è da sperare che nella decisione non entri quella stessa "ragion di Stato" che ha spinto Napolitano a favorire con ogni mezzo a sua disposizione la formazione di un governo di Grande Coalizione.
Ma sarebbe lecito che il Cavaliere venisse allontanato dalla scena per via giudiziaria, invece che per una sconfitta politica? Chi si pone questo problema ragiona davvero in modo del tutto singolare. Tanto singolare da far nascere il sospetto che in realtà non si voglia la sconfitta di Berlusconi, per nessuna delle due vie. Nessun politico è legibus solutus, al di fuori della legge. A Berlusconi è stato finora concesso di esserlo: solo un'interpretazione formalistica (e truffaldina) della legge del 1957 sull'ineleggibilità dei titolari di concessioni pubbliche ha permesso che potesse presentarsi alle elezioni mantenendo la proprietà di Mediaset. Ci si è inventati che la concessione sia in capo alla società, mentre Berlusconi ne è "soltanto" il proprietario (prima) o l'azionista di riferimento (dopo la quotazione). Una vergognosa acrobazia giuridica contro cui combatterono già vent'anni or sono personalità come Norberto Bobbio, Paolo Sylos Labini, Alessandro Galante Garrone e Alessandro Pizzorusso e che è tornata oggi di attualità con la raccolta di firme lanciata da Micromega, giunta oltre quota 230.000.
Se poi, oltre a questo "peccato originale", il politico in questione commette dei reati, non dovrebbe neanche essere necessaria la pena accessoria di interdizione dai pubblici uffici per espellerlo dalla vita pubblica. E Berlusconi, oltre alle sei prescrizioni ottenute grazie alle leggi ad personam e alla schiera dei suoi avvocati (tutti fatti eleggere in Parlamento), per due volte ha attenuto la non punibilità grazie alla concessione delle "attenuanti generiche", che sono a discrezione del tribunale e costituiscono una conferma che il reato c'è stato. Ora c'è anche questa condanna confermata in appello: cos'altro serve, che commetta qualche omicidio? Il resto del mondo, dove i ministri perdono il posto per i contributi non versati alla colf (come è successo in Usa) o per un pezzo di tesi copiata (come in Germania), ci guarda attonito.
Ma se si insistesse che la sconfitta politica è comunque più importante - modo di ragionare, giova ripeterlo, davvero molto singolare - beh, c'è anche quella. La coalizione di destra ha perso otto milioni di voti rispetto al 2008 ed è scesa per la prima volta sotto il 50%; il Pdl, da primo partito che era, è stato superato da Pd e M5S; ha ottenuto il 25% dei voti, il che significa che il 75% degli elettori non ha votato per Berlusconi. Il fatto che riesca nonostante tutto a pesare nei rapporti politici è frutto dell'abilità del suo leader, di una legge elettorale demenziale e degli errori di tutti gli altri protagonisti, nessuno escluso. Ma il gioco di prestigio di trasformarla in una mezza vittoria non cambia la sostanza dell'esito ottenuto da Berlusconi: una sonora sconfitta.
Comunque vada a finire il processo sui diritti Mediaset (e non c'è da essere ottimisti sulla regolare conclusione), la sentenza su quello Ruby e quello in gestazione sulla compravendita di parlamentari per far cadere Prodi, la condanna in appello fa giustizia di tutti gli alibi. Berlusconi è un corpo estraneo alla corretta vita democratica e dev'essere espulso. La legge del 1957 è lì che attende da vent'anni di essere applicata.

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