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 Governo Riduci

Con Tria e Moavero l’Europa
è salva, l’Italia chissà

Il ministro dell’economia ha fama di serio studioso ma anche di moderato e molto omogeneo alle teorie egemoni, nonostante qualche intervento critico sull’Unione, mentre agli Esteri va uno strettissimo collaboratore ed ex ministro di Mario Monti. Come si può spiegare il fatto che i 5S abbiano alla fine fatto di tutto per far nascere il governo

(pubblicato su Repubblica.it il 31 mag 2018)

Con Giovanni Tria ministro dell’Economia dovremmo se non altro aumentare le nostre esportazioni verso la Cina, con cui l’economista ha stretti rapporti. Nel 1978-79 è stato “visiting scholar” all’università di Pechino, e da allora ha mantenuto e approfondito i contatti. Dai cinesi ha avuto anche un premio.

Chi lo conosce bene ne parla come di una persona gradevole e un economista serio, ma anche molto omogeneo alle teorie egemoni: nonostante qualche intervento critico sull’Europa, non sarà certo il tipo che va a battere i pugni sul tavolo, e quasi certamente nemmeno uno che consideri “facoltativi” i vincoli di Bruxelles sul bilancio. Sarà interessante vedere come si concilieranno con le sue convinzioni i contenuti del contratto in cui 5S e Lega hanno messo nero su bianco il programma del governo, dalla flat-tax al reddito di cittadinanza alla riforma della Legge Fornero. E lo vedremo molto presto, dato che uno dei suoi primi compiti sarà quello di stilare il Bilancio programmatico da inviare alla Commissione, dove dovranno essere scritte le cifre non solo per l’anno prossimo, ma anche per i successivi. Difficile prevedere sfracelli: lui e gli economisti della Commissione parlano la stessa lingua.

Il suo curriculum è assai più breve di quello di Giuseppe Conte (appena tre pagine), ma, per parafrasare una famosa battuta di Enrico Cuccia, in questo caso le parole siSergio Mattarella e Giuseppe Conte pesano e non si contano. Ovviamente non c’è scritto, ma non è un segreto per nessuno, del suo forte legame con Renato Brunetta, che infatti lo designò alla presidenza della Scuola superiore della pubblica amministrazione. Non andò invece altrettanto d’accordo con Marianna Madia, che non gli rinnovò l’incarico nonostante che dalla sua gestione non fossero emersi problemi.

Si potrebbe forse concludere che il ministero dell’Economia, più che in quota Lega, sia in quota coalizione di destra. Vedremo presto se questo farà cambiare l’atteggiamento di Forza Italia verso il nuovo governo: anche così voteranno contro?

All’altro ministero cruciale, gli Esteri, va Enzo Moavero Milanesi, che Il Sole24Ore definì “l’alter ego giuridico di Mario Monti”, ministro per gli Affari europei nel suo governo (e in quello successivo di Enrico Letta) e come tale tra i protagonisti dell’accordo sul Fiscal compact. Con Lega e 5S non si capisce cosa c’entri, ma con Mattarella sì. Con lui sulla poltrona più importante il premio di consolazione a Paolo Savona (gli Affari europei, appunto) diventa uno strapuntino.

Alla fine, sembra che Mattarella abbia non vinto, ma stravinto. Con questa squadra niente grilli per la testa, né sui conti pubblici né sull’Europa e l’euro. Ma allora, perché lo fanno, questo governo? E’ probabile che Di Maio, di fronte ai sondaggi che danno i 5S in netto calo (e la Lega alle stelle), abbia pensato che con le elezioni subito avrebbe rischiato di diventare lui lo “junior partner”, o neanche partner se la destra avesse preso la maggioranza.  Ma c’è un altro fattore che rende appetibile anche per la Lega la formazione del governo: appena insediato si dovrà occupare di nomine importantissime, dalla Rai (e controllate) alla Cassa depositi, dall’Authority per l’energia al Gse (Gestore dei servizi energetici) alla Sogei: in tutto circa 350 aziende, più il completamento della Corte Costituzionale. Il potere vero, insomma. Per il resto si vedrà.


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