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 Politica Riduci

Altre sei domande al premier

 

Se Berlusconi dovesse mai decidere di rispondere alle domande poste da Repubblica sul caso di Noemi Leitizia, potrebbe approfittare dell’occasione per chiarire anche qualche altro dettaglio su fatti collegati al caso Mills

 

(pubblicato su Eguaglianza & libertà il 26 mag 2009)

 

Il premier Silvio Berlusconi si rifiuta di rispondere alle dieci domande poste da Repubblica sul caso di Noemi Leitizia, rilanciate anche dal Times, e di cui si sta occupando tutta la stampa internazionale. Se mai deciderà di farlo, potrebbe approfittare dell’occasione per rispondere anche a qualche altra domanda su altre vicende collegate a quelle che hanno portato alla condanna in primo grado dell’avvocato inglese David Mills per corruzione.

 

-         E’ vero che il suo gruppo Fininvest-Mediaset dall’inizio degli anni ’90 acquistava diritti cinematografici dalle major americane servendosi di un mediatore di nome Frank Agrama?

-         E’ vero che questi diritti non venivano poi acquistati direttamente da Mediaset, ma subivano numerosi passaggi, con progressivi aumenti di prezzo, attraverso varie società domiciliate in paesi comunemente definiti “paradisi fiscali”, la cui proprietà è riconducibile a lei personalmente o al suo gruppo, e alla fine di questi passaggi Mediaset li acquistava a un prezzo fino al doppio di quello originariamente pagato ad Agrama?

-         E’ vero che questa procedura è stata attuata anche in un periodo successivo alla quotazione in Borsa di Mediaset, quando dunque la proprietà dell’azienda non faceva più capo soltanto a lei, ma anche agli altri azionisti?

-         E’ vero che a lei fa capo la proprietà di 60 società situate in paradisi fiscali? A quale scopo?

-         E’ vero che di due di queste società, la Century One e la Universal One, coinvolte nella procedura di acquisto del diritti cinematografici, sono beneficiari i suoi figli Marina e Pier Silvio?

-         E’ vero che queste due società hanno tratto profitti dalla compravendita dei diritti cinematografici?

 

Tanto per chiarire ulteriormente: questo meccanismo, di cui peraltro già si trovano riscontri nelle motivazioni della sentenza Mills, configura non solo falso in bilancio e frode fiscale, ma anche appropriazione indebita ai danni degli azionisti di minoranza Mediaset. Ma forse bisogna chiudere entrambi gli occhi anche su queste cose, in modo che Silvio Berlusconi possa portare a termine il mandato di cui gli elettori lo hanno investito, per il bene dell’Italia.


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