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 Etica Riduci


 
Harry Potter e il Male necessario

Nel mondo del giovane mago creato da Joanne Rowling il ruolo del Male è in qualche modo istituzionalizzato, è una parte imprescindibile della vita. E un po’ di Male c’è anche nelle “regole”, che infatti i “buoni” devono continuamente infrangere anche se a fin di bene

(3 feb 2001 – pubblicato su Summa)

Harry Potter, il piccolo mago creato dalla scrittrice inglese Joanne Rowling, continua la sua marcia trionfale nelle librerie e sugli schermi. Nel mondo sono ormai 100 milioni le copie vendute dei primi quattro libri della saga. In Inghilterra ha venduto più di qualsiasi altro autore della storia. A Roma in un giorno qualunque, giovedì 3 gennaio, 20 giorni dopo l’uscita del film in Italia, fuori del cinema King c’era una coda di circa trenta metri di persone che pazientemente aspettavano di comprare il biglietto per il primo spettacolo.

Intanto si susseguono dibattiti e interventi sul fenomeno. Se n’è occupato persino il talk show televisivo più seguito del momento, quello condotto da Bruno Vespa sulla prima rete della Tv pubblica. E in quella sede il piccolo mago e la sua creatrice hanno subìto gli strali di padre Gabriele Amorth, il decano degli esorcisti italiani, secondo il quale la storia è profondamente diseducatrice perché insegnerebbe ai bambini a contare sulle forze diaboliche e magiche.

La “scomunica” dell’esorcista ha provocato una difesa di Harry Potter da parte di Umberto Eco, che, su L’espresso del 27 dicembre, ha anche cercato di spiegare il perché di un tale enorme successo.

La Rowling, ha osservato Eco, per abilità o per istinto è riuscita ad amalgamare quasi tutti gli archetipi delle storie per bambini di successo. Harry, orfano di genitori maghi ma buoni uccisi dal più cattivo dei maghi, viene affidato a dei terribili zii che  non lo sopportano e lo maltrattano, fin quando, a 11 anni, la scuola di magia che anche i genitori avevano frequentato lo convoca, rivelandogli la sua natura. “Ed ecco – scrive Eco – il  primo schema classico: prendete una giovane e tenera creatura, fategliene patire di cotte e di crude, rivelategli infine che era un rampollo di razza, destinato a destini luminosi, ed ecco che avete non solo il Brutto Anatroccolo e Cenerentola, ma Oliver Twist e il Remy di ‘Senza famiglia’". Le successive avventure e la vita scolastica riecheggiano poi ‘Il giornalino di Gian Burrasca’ e ‘I ragazzi della via Paal’, Peter Pan e Mary Poppins e persino il deamicisiano ‘Cuore’.

Harry Potter, dunque, come la ‘summa’ di tutte le situazioni che da sempre affascinano i ragazzi, magie e creature fantastiche comprese? Certamente sì, ma c’è anche altro, probabilmente, nel grande successo delle storie del piccolo mago. C’è, pur dentro una cornice fantastica, la rappresentazione di un mondo fin troppo reale, del nostro mondo, con giudizi impliciti di tipo politico, sociologico, psicologico. Si tratta naturalmente di un’interpretazione, del mondo come lo vede la Rowling, e anche in questo caso è difficile dire se tutti gli schemi derivino da riflessioni dell’autrice o siano semplicemente proiezioni del suo inconscio: ma in fondo non fa molta differenza.

Non è stato solo Eco a notare che il microcosmo in cui si svolge la storia – il castello di Hogwarts, sede della scuola di magia – è uno dei fattori più importanti per provocare l’identificazione dei lettori con il protagonista. La vita a Hogswart ricalca certamente quella dei college inglesi, ma nello stesso tempo somiglia alla vita scolastica di qualsiasi studente del mondo, anche se al posto del greco si studia ‘divinazione’ e invece delle applicazioni tecniche c’è la ‘cura delle creature magiche’. Ma anche lì ci sono le amicizie e le piccole o grandi prepotenze, la lezione noiosa e i compiti raffazzonati o scopiazzati, la prima della classe e la paura dell’esame.

Ciò di cui invece non si è ancora parlato, e che appare invece un aspetto assai interessante, è il rapporto tra il bene e il male nel mondo della Rowlings.

Nel mondo di Henry Potter il “male” non solo è una continua presenza, cosa che non avrebbe nulla di eccezionale, ma è in qualche modo “istituzionalizzato”, cioè accettato come una parte inevitabile della vita di tutti i giorni che, anche se è evidente, non solo non può essere eliminata, ma con cui per qualche misteriosa ragione è necessario convivere. Il primo esempio è nella struttura stessa della scuola di magia. Gli studenti di Hogwarts sono divisi in quattro “case”, alle quali vengono affiliati appena arrivati al castello per mezzo di una cerimonia iniziatica. Due di queste “case” (Corvonero e Tassorosso) restano sempre sullo sfondo della storia, sono in qualche modo “neutre”. Il Leondoro (a cui appartiene Harry, e suo padre prima di lui) è quella che ha formato i grandi maghi, coraggiosi e leali. Ma la quarta “casa”, Serpeverde, rappresenta stabilmente il Male: non solo i suoi affiliati sono antipatici, prepotenti, rissosi, sgradevoli; il suo stesso fondatore è stato un mago cattivo, e di lì è uscito il personaggio che nella saga rappresenta il Male assoluto: Voldemort, colui che tutti temono al punto da non volerne nemmeno pronunciare il nome, protagonista della più grande rivolta nella storia dei maghi e assassino dei genitori di Harry, e che il nostro eroe si trova periodicamente ad affrontare.

Ora, viene da chiedersi, se questa “casa” è una tale sentina di nefandezze, fucina di pessimi soggetti, perché non chiuderla? Visto che le arti magiche devono essere insegnate, perché farle imparare a persone che, già si sa, costituiranno un guaio per la società dei maghi e, alla prima occasione, andranno ad ingrossare le fila degli uomini di Voldemort, che dopo una terribile sconfitta sta preparandosi alla rivincita?
Le risposte nei libri non ci sono, e l’esercizio è appunto di dedurle per capire quale sia la visione del mondo che ha ispirato questa “rappresentazione”, consapevole o meno che ne sia la Rowling.

Ma andiamo avanti. Ad Hogwarts il “nemico” di Harry è il perfido Draco Malfoy, sempre spalleggiato da due compagni grossi e tontoloni che domina completamente. I tre, è ovvio, sono nei Serpeverde. Come vi era stato il padre di Draco, gelido e infido personaggio – che scopriremo, anche questo senza sorpresa, legato a Voldemort – di famiglia ricchissima e con ignote ma potenti amicizie al Ministero della Magia, l’organismo che governa il mondo dei maghi. Naturalmente i cattivi sono anche crudeli: si vedrà che maltrattano gli elfi, che nel mondo dei maghi sono servi di famiglia (ma solo le più ricche possono permetterseli), trattandoli come schiavi. I cattivi, insomma, sono spesso cattivi a tutto tondo, sono l’Idea platonica della cattiveria.

Tutti? No, non tutti. Nel mondo di Harry c’è una “zona grigia” dove si muovono personaggi abbastanza importanti nella storia – potremmo definirli comprimari – che a volte sono descritti come cattivi, ma non lo sono sino in fondo, anzi: finiscono per schierarsi dalla parte del Bene; altre volte appaiono buoni e nobili, ma ben presto si scopre che in loro ci sono “imperfezioni” spesso non indifferenti.

Facciamo qualche esempio. Il professore di “pozioni magiche” si chiama Piton (nella storia i nomi non sono mai casuali) ed è sicuramente odioso. Tormenta Potter appena può, protegge Malfoy, è naturalmente un ex Serpeverde ed è anche stato seguace di Voldemort, anche se poi ha ritrattato dopo la sua sconfitta: ma questo non ci rassicura, perché la Rowling dice chiaramente che molti l’hanno fatto per puro opportunismo e sono pronti a tornare tra le schiere del perverso leader al momento opportuno. Eppure Piton – almeno, alla fine del quarto libro: il futuro è nella mente delle scrittrice – finisce, pur senza perdere la sua aura odiosa, per dare prove concrete di redenzione, si schiera con il Bene.

All’opposto c’è il professor Lupin, insegnante di “difesa contro le arti oscure”. Nobile e coraggioso, bravissimo nella magia, difende Potter in più d’una occasione e gli insegna incantesimi che gli saranno preziosi per non soccombere: si saprà poi che è stato fraterno amico di suo padre, del quale era compagno di corso. Ma si scoprirà anche che ha un difettuccio non indifferente: è un lupo mannaro, status che persino tra i maghi è poco popolare e che lo costringerà infatti a lasciare Hogwarts.

C’è di più. Albus Silente, storico capo della scuola e con un carisma riconosciuto in tutto il mondo dei maghi – l’unico, si dice, che Voldemort tema – è il personaggio più forte nello schieramento del Bene. E’ anche il grande protettore di Harry, che aiuta quasi sempre in modo indiretto. Ebbene: Silente, il cui ruolo è quello di “custode delle regole”, spinge a volte Harry ad infrangerle, come quando gli fa avere il “mantello che rende invisibili” che era appartenuto a suo padre. E solo infrangendo le regole – e anche piuttosto spesso – Harry riesce a sventare manovre e tranelli, a far trionfare il Bene, insomma.

Le “regole”, del resto, non riescono simpatiche per come le presenta la Rowling. Quelle della scuola sono spesso discutibili, o comunque danno adito a frequenti ingiustizie, siano esse volute (come quelle del professor Piton) o semplicemente provocate dalle circostanze, come a volte accade con le punizioni di altri professori. Un’altra regola, assai severa, prevede che gli allievi non possano usare la magia durante le vacanze estive a casa. Così Harry deve subìre impotente le angherie degli odiosi zii dai quali ogni anno viene rispedito a fine corso. E la stessa giustizia fa acqua da tutte le parti: Hagrid, il gigante buono amico di Potter, è stato espulso dalla scuola di magia con l’accusa di una grave colpa, e solo dopo anni – e per caso – si scoprirà che non ne era responsabile. Lo stesso patrigno di Harry (un fraterno amico del padre a cui questi lo aveva affidato) vive alla macchia, perché accusato di colpe orrende mai commesse, come la Rowling si premura di farci sapere.

Cerchiamo di tirare le fila. Quello di Harry Potter è un mondo dove il Male, la cattiveria, la prepotenza, l’ingiustizia sono presenti in ogni momento. Ed è, come si è visto, una presenza tanto di fatto che – potremmo dire – di diritto. Sì, il Bene è destinato a vincere, ma non è mai una vittoria definitiva né completa. D’altra parte, anche la parte “ordinata” del mondo (la scuola, il Ministero, la giustizia) non funziona tanto bene. E infatti il nostro Harry finisce per essere parecchio indusciplinato. Sempre a fin di bene, naturalmente, ma è proprio questo il punto: la società non è capace di darsi regole che siano davvero in grado di farla marciare correttamente. Quanto ai Cattivi e ai Buoni, i primi possono raggiungere una perversa perfezione, i secondi non arriveranno mai alla santità: nemmeno Harry, l’eroe della saga.

E’ forse un mondo che somiglia al mondo reale anche più di quanto Hogwarts somigli a un college inglese, tranne il fatto che nel mondo reale il lieto fine, purtroppo, non è mai assicurato. Sarà per questo che i libri della Rowling piacciono anche ai lettori adulti?

 


 


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