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 Politica Riduci

Marc Lazar, intellettuali
che sbagliano

Lo storico e politologo francese parla di "tre sinistre" in Europa, una delle quali sarebbe quella che da Tony Blair arriva a Renzi e Valls: che però hanno abbracciato completamente il liberismo, e dunque non si possono più definire "sinistra". Così come non si può dire che l'altra componente persegue " la grande alternativa al capitalismo"

(pubblicato su Repubblica.it il 18 giu 2016) 

Marc Lazar è uno studioso molto autorevole, storico con interessi multidisciplinari, dalla scienza politica alla sociologia, ed ha dedicato molti anni di studio e vari saggi alla sinistra e ai suoi partiti. Inoltre si è occupato molto anche dell'Italia. Quando scrive di queste cose, dunque, dovrebbe esser preso poco meno che come un oracolo. Eppure, finito di leggere un suo articolo su Repubblica che appunto di questi temi tratta, viene da pensare: possibile? Possibile che un intellettuale così preparato e di così alta reputazione non si accorga di aver preso un abbaglio, e un abbaglio di sostanza?

Nell'articolo Lazar afferma che in Europa ci sono tre sinistre. Una è "la sinistra della sinistra", come Podemos, Izquierda unida, Sel in Italia (unico soggetto nominato per il nostro paese in quest'area), il Parti de gauche, Die Linke, che "continua a perseguire la grande alternativa al capitalismo, mentre la sinistra socialdemocratica, e dunque riformista, vuol rimanere fedele alla sua tradizione". In questa seconda categoria Lazar colloca Bersani e D'Alema, il britannico Corbyn, la sinistra socialista francese. "C'è infine la componente social-liberale  lanciata da Tony Blair e Gerard Schröder, che ha spostato le linee della contrapposizione abituale tra destra e sinistra, ora impersonata da Matteo Renzi, Manuel Valls e François Hollande o anche, in forma diversa, dal giovane ministro dell'Economia francese Emmanuel Macron.  Ciò che colpisce oggi è la violenza degli scontri interni alle sinistre ..."

Ecco, l'abbaglio è qui: la "componente social-liberale" che cosa c'entra con la sinistra? La possiamo definre tale solo perché quelle persone militano in partiti che storicamente sono stati di sinistra? (Il Pd, veramente, neanche questo). "Sinistra" è nient'altro che un'etichetta, un'autodefinizione, senza alcun legame con le proposte politiche e i valori sottostanti? Se è così, ha ragione Lazar. Ma egli stesso afferma che questa componente "ha spostato le linee della contrapposizione abituale tra destra e sinistra". Questo e vero: le ha spostate tanto che la contrapposizione non c'è più, e infatti è proprio da quest'area che viene l'affermazione che "destra e sinistra sono concetti superati". In che cosa Lazar potrebbe trovare una distinzione tra quella che egli chiama "componente social-liberale" e i liberali tout court? Non parliamo, qui, dei partiti xenofobi, razzisti, antidemocratici o simili, parliamo della destra democratica: nonostante che anche questa qualificazione si avvii a perdere significato, dal momento che quest'area tende a spogliare la politica di una serie di importanti poteri decisionali da affidare alla gestione di tecnocrazie non elette. Rispetto a questioni di grande rilievo come la protezione del lavoro, i rapporti di forza tra imprese e lavoratori, la tassazione, i compiti dello Stato, la distribuzione del reddito, i rapporti pubblico-privato, non si trova nessuna differenza di rilievo tra i pretesi "social"-liberali e i liberali-liberisti. In base a che cosa, allora, si dovrebbe continuare a definirli "di sinistra"?

Marc LazarMa Lazar afferma un'altra cosa che è quantomeno un'imprecisione. La "sinistra della sinistra" - dice - "continua a perseguire la grande alternativa al capitalismo". Ora, esistono certo ancora in quest'area frange che sognano l'assalto al Palazzo d'Inverno, ma si tratta di gruppetti nettamente minoritari. Il fatto è che di capitalismo non ce n'è uno solo e quello dei "trenta anni gloriosi" non è uguale al capitalismo finanziario e globalizzato attuale. E' esistito e può esistere tuttora un capitalismo più attento a quelle che abbiamo poco sopra definito "questioni di grande rilievo": non è un aspetto costitutivo indispensabile del capitalismo l'esasperazione delle sperequazioni nella distribuzione del reddito, la prevalenza del potere delle grandi multinazionali su quello dei governi, la degradazione dell'ambiente, l'onnipotenza della finanza. E si potrebbe continuare. Ma già questo basta a dire che si tratta invece di aspetti dannosi per lo stesso funzionamento dell'economia, che hanno accresciuto l'instabilità e la frequenza delle crisi e che, se non corretti, sono suscettibili di provocare l'implosione del sistema con conseguenze politiche impossibili da prevedere.

Ecco, la "sinistra-sinistra" e la sinistra (ancora) socialdemocratica si pongono questi problemi e vorrebbero dare ad essi delle risposte. I liberisti e i loro nuovi compagni ex di sinistra, da Tony Blair in giù, pensano invece che la sperequazione delle condizioni e il restringimento della democrazia siano obiettivi desiderabili. Magari non hanno il fegato di sostenerlo esplicitamente, ma le loro scelte politiche vanno esattamente in quella direzione. La contrapposizione è questa: possiamo continuare ad usare i termini destra- sinistra o sostituirli con qualcos'altro, ma questo non cancella la delimitazione dei due campi: e gli eredi di Tony Blair non sono in quello della sinistra o di come altro la si voglia chiamare.


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