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Le parole del lavoro
Occupati, disoccupati, forze di lavoro, unità di lavoro: queste parole sembrano avere un significato immediatamente comprensibile, eppure possono trarre in inganno, perché nella terminologia statistica ognuna di esse ha un significato preciso, che spesso non coincide esattamente con il senso comune


(pubblicato su Repubblica.it il 22 lug 2009)

Occupati, disoccupati, forze di lavoro, unità di lavoro: queste parole sembrano avere un significato immediatamente comprensibile, eppure possono trarre in inganno, perché nella terminologia statistica ognuna di esse ha un significato preciso, che spesso non coincide esattamente con il senso comune. Facciamo un breve riassunto.

Forze di lavoro. Verrebbe da pensare che comprendano tutti coloro che sono in grado di lavorare, dai 16 ai 65 anni. Invece no: si tratta della parte di costoro che si presenta sul mercato del lavoro, cioè che dimostra di aver intenzione di lavorare. In altri termini è la somma di occupati e disoccupati (vedi le definizioni successive). Gli altri sono "non forze di lavoro" e una parte di questi ultimi sono gli "scoraggiati", cioè coloro che vorrebbero lavorare, ma sono, appunto, tanto scoraggiati da non attivarsi più per cercare un impiego, uscendo quindi anche dalle statistiche dei disoccupati.

Occupati. Tutti coloro che nella settimana precedente all'indagine hanno svolto Tutti coloro che nella settimana precedente all'indagine hanno svolto almeno un'ora di lavoro retribuita (oppure hanno lavorato nell'azienda di famiglia anche senza essere retribuiti). Rientrano ovviamente in questa categoria anche gli assenti dal lavoro per ferie o malattia. La definizione - sulla quale si potrebbe anche discutere - non è una scelta arbitraria dell'Istat, ma deriva, come le altre, da una armonizzazione delle statistiche a livello internazionale (che per essere confrontabili devono essere attuate tutte con gli stessi criteri). Su questa è stato emanato un Regolamento europeo.

Persone in cerca di occupazione (Disoccupati). Sono coloro che: a) nei trenta giorni precedenti all'indagine hanno svolto almeno una effettiva attività di ricerca del lavoro (come iscriversi nelle liste di disoccupazione, sostenere un colloquio con una azienda, ecc.); b) inizieranno un lavoro entro tre mesi dalla data dell'intervista e sono disponibili a lavorare entro le due settimane successive all'intervista. Altrimenti rientrano nelle "non forze di lavoro".

Unità di lavoro totali a tempo pieno (ULA). Sono una misura convenzionale. Dicono quanti posti di lavoro a tempo pieno ci sono stati nell'anno. Per esempio, due lavoratori a metà orario fanno una sola ULA. Quattro persone che hanno lavorato 3 mesi ciascuna nell'anno fanno, ancora una volta, una sola ULA. Una sola persona che fa il doppio lavoro equivale invece a due ULA (posto che riesca a farli entrambi a tempo pieno). L'unità di lavoro non è dunque legata alla singola persona fisica ma si riferisce convenzionalmente a una quantità di lavoro standard a tempo pieno definita dai contratti nazionali.

Posto di lavoro. A meno che non sia esplicitamente specificato, può anche non essere a tempo pieno, oppure può essere a orario pieno ma a tempo determinato. Invece i posti di lavoro equivalenti hanno lo stesso meccanismo delle ULA, cioè è il numero convenzionale di posti di lavoro per un anno che possono derivare anche da vari spezzoni.


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