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 Politica economica Riduci

Lo shock sciocco di Alfano
Le ricette che propone mirano a favorire la sua potenziale base elettorale e non c’entrano nulla con il rilancio dell’economia, che può arrivare solo se si smetterà di alzare polveroni parlando di crescita ma senza cambiare la politiche di bilancio restrittive. E non basterà certo uno 0,2% di Pil di “flessibilità”

(pubblicato su Repubblica.it il 14 lug 2014)

"Quello che chiediamo a Renzi è uno shock fiscale, una frustata antiburocratica e una svolta vera sull'articolo 18". Così dice Angelino Alfano, leader del Nuovo centro destra, in una intervista a Repubblica. Lo “shock fiscale” è naturalmente un taglio della spesa, il cui ricavato dovrebbe servire a ridurre le tasse alle famiglie con figli. La “svolta vera” è la definitiva abolizione di quel che resta dell’articolo 18, perché “si teme la libertà di licenziare quando invece ci si dovrebbe concentrare sulla libertà di assumere". La “frustata antiburocratica” è quella cosa su cui nessuno può dirsi in disaccordo, salvo poi vedere con quali misure cocrete si vuole attuare: Alfano non le precisa, quindi lasciamo stare questo punto e concentriamoci sugli altri due.

Sull’articolo 18 sono stati scritti oceani di inchiostro, quindi limitiamoci alle conclusioni: eliminare quel poco che ne rimane non farebbe aumentare un solo posto di lavoro, chi non lo vuole sostiene  semplicemente una posizione politica di destra. Finché lo dice Alfano non ce ne possiamo certo stupire: “destra” è nella ragione sociale del suo partito. Se però il governo gli desse retta farebbe una precisa scelta di campo.

Quella che invece merita un po’ più di attenzione è la prima proposta, quella dello shock fiscale, non perché non sia stato detto e scritto tanto anche su questo tema, ma perché continuano a fronteggiarsi varie tesi il cui scontro solleva un polverone che copre e confonde quella che alla fine è la scelta politica finora non messa in discussione: la politica di bilancio di consolidamento dei conti pubblici (detto in modo più popolare: l’austerità) resta l’obiettivo primario, quello su cui i tedeschi e la tecnocrazia europea non transigono. Ossia la politica che ci sta condannando alla stagnazione e al deperimento della nostra economia.

Quindi lo “shock” di cui parla Alfano sarebbe non tanto per l’economia, ma per coloroAngelino Alfano che sarebbero danneggiati dal taglio delle spese. La mitica spending review, quella che dovrebbe tagliare i cosiddetti “sprechi” (che ci sono, per carità), dovrà già provvedere a quella ventina di miliardi che in qualche modo bisognerà trovare entro settembre (con la Legge di stabilità), per poter continuare anche l’anno prossimo i famosi 80 euro, allargare il beneficio a chi ne è stato escluso pur avendo un reddito inferiore a quelli che ne hanno goduto, finanziare la cassa integrazione in deroga, rispettare gli impegni su deficit e debito, eccetera eccetera (e già 20 miliardi sono una stima ottimistica). Quindi dove taglierebbe Alfano? Sulla sanità, dove è già previsto un aumento dei ticket? Sui dipendenti pubblici, da anni senza indicizzazione e senza rinnovo contrattuale? Sulle pensioni?

Ma facciamo conto che i tagli si trovino. Sarebbe ancora una volta una manovra a somma zero per il bilancio pubblico (tanto taglio, tanto redistribuisco). E se comportasse maggiori spese perché magari i tagli riguardano un servizio che poi mi dovrò pagare, la conseguenza sarebbe solo una redistribuzione da una categoria sociale a un’altra, con effetto nullo sull’economia.

Le proposte del segretario Ncd sono dunque solo proposte politiche che mirano a favorire le categorie che egli individua come sua potenziale base elettorale. Legittime da questo punto di vista, ma con il rilancio dell’economia non c’entrano nulla.

Se invece si vuole far qualcosa per questo problema, sotto il polverone c’è una sola strada: rinviare la politica di bilancio restrittiva, i cui obiettivi sono del resto calcolati usando metodologie che è eufemistico definire discutibili. E anche se fossero inattaccabili la linea sarebbe sbagliata lo stesso: è come se, di fronte a una casa che brucia, i pompieri rinunciassero a intervenire per non rompere i vetri delle finestre. E’ su questo che il governo italiano dovrebbe combattere, ma non per ottenere una irrilevante “flessibilità” dello 0,2% del Pil, ma per cambiare una logica che ci sta portando al disastro. Ma in Europa si continua a sollevare il polverone delle dichiarazioni sulla crescita per non far vedere che non si vuol cambiare niente. Ci mancava che Alfano ci aggiungesse il suo, come se già non stessimo soffocando.


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