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 Politica economica Riduci

Una follia in mille commi
Tanti ne conta la Legge di stabilità, che dovrebbe disegnare la politica del paese e invece affastella misure di dettaglio per far contenti questi o quelli. Se gli spazi di bilancio, già del tutto insufficienti, vengono usati così, vien da dire che ha ragione Schäuble e che dal declino non usciremo mai

(pubblicato su Repubblica.it il 20 dic 2015)

La Legge di stabilità è forse il provvedimento più importante tra quelli che governo e Parlamento varano ogni anno, visto che stabilisce come perseguire gli obiettivi politici ed economici del paese. Ci si aspetterebbe che fosse snella, chiara e che si occupasse delle grandi linee di indirizzo, che poi saranno applicate dal governo e dalla pubblica amministrazione. Quella che è stata approvata dalla Camera è invece una cosa molto diversa: è un affastellamento dei provvedimenti più disparati, con un numero esorbitante di commi che - sarà un caso? - corrisponde più o meno al numero dei parlamentari: un migliaio, cioè uno a testa. Si occupa dei dettagli più incredibili, dai contratti flessibili e a termine per un certo numero di medici ai due giorni di congedo per i papà. Su queste e su altre 898 disposizioni, per lo più specifiche e settoriali, si sono concentrati i rappresentanti della Repubblica per stabilire che cosa si dovrà fare in Italia nel 2016.

La "flessibilità" di bilancio da ottenere dall'Europa - cosa peraltro niente affatto scontata - viene così dispersa in mille rivoli, e stavolta non è un modo di dire, invece di concentrarla su grandi opzioni di politica economica. Ora, ribadito che quella "flessibilità" è del tutto insufficiente; che il modo in base a cui si determina è demenziale; che implica una priorità data ai saldi di bilancio come se fosse quello l'aspetto determinante per risolvere i problemi; insomma, detto di questa flessibilità tutto il male possibile, bisogna anche dire che se è questo il modo in cui si usa, allora le rigidità di Schäuble sono giustificate

I deputati discutono la Legge di stabilitàPerché accada questo è cosa nota. Una volta si chiamava "assalto alla diligenza", e il cambiamento di governi, sistemi elettorali, classe politica e quant'altro, non ha cambiato il risultato. Il cammino delle leggi è incerto e tortuoso, e quelle di iniziativa parlamentare raramente giungono alla meta. Così, un parlamentare che voglia far passare un provvedimento a cui tiene - che sia per un nobile e utile proposito oppure solo per favorire lobby o gruppi di cui vuole mantenere il sostegno - sa che la sua grande occasione è quella della Legge di stabilità, che deve essere approvata in tempi definiti. Quindi farà di tutto per infilarci un suo emendamento, che poi si trasforma in comma. E più i commi sono un "mare magnum", meno diventano controllabili, quindi finisce che ci si può infilare di tutto. D'altronde, specie quando le maggioranze sono sfilacciate, ogni voto è prezioso, e chi è riuscito a far passare il suo comma sicuramente voterà a favore.

Quali effetti abbia tutto questo sulla mitica semplificazione, è facile immaginarlo. Ma non è neanche questo il danno più grave. Un gran numero di economisti che hanno pesantemente criticato le politiche europee di austerità hanno spiegato che la crisi non si supera senza un aumento della spesa pubblica, ben al di là delle "stupide" regole europee. Il fatto che nell'ottavo anno da quando è iniziata ci dibattiamo ancora tra recessione e stagnazione dovrebbe aver dimostrato che la cura praticata era sbagliata e dunque far intraprendere quest'altra strada. Se però appena c'è un minimo di risorse in più generate da una debole crescita e dai risparmi sul costo del debito si utilizza in questo modo, davvero non ci sono più speranze. E in questo caso non è nemmeno questione di destra o sinistra, ma di governare bene o no.


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