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 Cronache

Montezemolo: efficace, di parte,
non originale 
 
Il discorso all'assemblea di Confindustria è stato di grande effetto. Anche troppo: il presidente non ha fatto che ripetere tutte le problematiche da tempo presenti nel dibattito politico. Né ci si può stupire che abbia rivendicato i meriti degli imprenditori, omettendo errori e malefatte

(pubblicato su Eguaglianza & libertà il 27 maggio 2007)

Il giorno dopo la bagarre scatenata dal suo discorso, con tutti a gridare che era l’annucio di una sua “scesa in campo”, Luca Cordero di Montezemolo rilascia un’intervista in cui giura che lui a darsi alla politica non ci pensa proprio e non lo farà mai. Prendiamolo in parola. E andiamoci a ripassare ciò che ha detto in questo discorso, rileggendo le 12 cartelle delle relazione all’assemblea confindustriale che ha fatto più rumore da anni e anni a questa parte.

Se fossimo un una trasmissione condotta da Gigi Marzullo, sicuramente ci chiederebbe: “La definisca con tre aggettivi”. Eccoli: efficace; di parte; non originale.
L’efficacia, sostenuta anche dall’ottima interpretazione scenica, è fuori di dubbio: raramente un discorso di un presidente della Confindustria ha scatenato tante reazioni, sia di chi si è arrabbiato (i politici, con poche eccezioni, da una parte e dall’altra), sia di chi si è entusiasmato (gli imprenditori, che lo hanno tempestato di fax plaudenti e commossi e di telefonate). Saranno mica gli stessi imprenditori che più o meno un anno fa, a Vicenza, erano andati in delirio di fronte a un Berlusconi che sbertucciava proprio Montezemolo? Mah…

Di parte: beh, il presidente di Confindustria fa il suo mestiere, che è quello di rappresentare e difendere gli imprenditori. E’ naturale che sorvoli sulle malversazioni e sui disastri (Parmalat, Cirio, Pirelli, Montedison…) e che, curiosamente, attribuisca alle imprese il maggior merito di aver fermato il declino e fatto imboccare all’Italia la via della ripresa (...”è a noi in primo luogo che si deve l’aver fatto uscire il paese dalle secche della crescita zero”). In questa logica, sarebbe stata loro, in primo luogo, la colpa di essere precipitati nella crescita zero. E’ comprensibile che lamenti che “in Italia non è scomparsa la tentazione di prendersela con l’impresa”, trascurando di specificare quando e perché talvolta questo accada. E che sostenga, senza condizionali, che “il taglio del cuneo non finisce nella tasche degli imprenditori, è un vantaggio per tutta l’economia perché ci rende più competitivi”; dove la prima cosa – cioè che finisce nelle tasche degli imprenditori – è certa, la seconda non generalizzabile: alcuni l’useranno per essere più competitivi, altri solo per aumentare i profitti.

Si potrebbero fare parecchi altri esempi, ma non ne vale la pena perché, appunto, dal rappresentante degli imprenditori non ci si può che aspettare che difenda gli imprenditori. Quindi passiamo direttamente al terzo punto: non originale.
La cosa che più ha eccitato gli animi, in un senso o nell’altro, sono state le critche alla politica: ai politici di governo e di opposizione, al sistema, ai suoi costi stratisferici. Ora, perché mai ci si debba eccitare sentendo ripetere concetti e denunce di cui da mesi e mesi, quando non da anni, sono pieni giornali, televisioni e librerie, è cosa che francamente riesce difficile da capire. Non abbiamo intenzione di svalutare ciò che ha detto in proposito Montezemolo, anzi: in grandissima parte quelle cose hanno un fondamento e ci si può solo augurare che vengano corrette. Ma, appunto, sono state dette mille e mille volte, sono materia del dibattito politico quotidiano e non c’è chi – almento a parole – non sia d’accordo. Semmai ci si potrebbe chiedere perché abbiano vuluto fare atto di presenza, allineandosi davanti a Montezemolo, ben quattordici (quattordici!) ministri.

Ci scandalizziamo per la denuncia dei costi della politica? Ma non è il problema su cui negli ultimi tempi il dibattito è stato lanciato dal libro “Il costo della democrazia”, di Cesare Salvi e Massimo Villone, Mondadori 2005? Salvi non è uno di quelli che non entrano nel Partito democratico perché non è abbastanza di sinistra? E allora? La stessa cosa, detta da Salvi è di sinistra, detta da Montezemolo vuol dire che vuole entrare in politica?

Ci impressiona che il presidente di Confindustria abbia detto che serve una riforma elettorale e anche una più ampia riforma istituzionale? E allora troviamo uno, uno solo, che invece dica il contrario. E poi ha detto che l’evasione fiscale è endemica, che il sommerso dilaga (esagerando anche un po’, visto che lo stima al 30% del Pil mentre per l’Istat, come ipotesi massima, è al 18), che “il Sud è un interesse nazionale”. Bene. Sottoscriviamo.

Certo, ha detto anche cose su cui sarebbe difficile essere d’accordo. “Abbiamo acceso un faro sul costo del lavoro”: forse perché è sceso tanto in basso, all’ultimo posto in Europa, che senza illuminarlo bene non si vede neanche più. “L’adeguamento del nostro sistema pensionistico è necessario perché i lavoratori possano avere in tarda età una pensione più consistente”: cioè, bisogna tagliare le pensioni per farle diventare più alte, forse come si fa con la potatura delle piante. Confesso che il ragionamento qui mi sfugge, come mi sfugge tutta quell’insistenza sul traguardo del 2015 (ma perché, che succede proprio nel 2015? Ci ho pensato e ripensato, ma mi viene in mente una cosa sola: che finirò di pagare il mutuo sulla casa. Ma non credo che sia la cosa che Montezemolo aveva in mente). E poi, quell’accenno alla riforma della Costituzione, non precisato, ma sufficiente a far intuire che il presidente di Confindustria si schiera con quella corrente di pensiero che vuole cambiare la prima parte della Carta fondamentale per inserirvi robuste iniezioni di liberismo economico.

Tiriamo le conclusioni. Montezemolo ha fatto una relazione da presidente della Confindustria, denunciando con forza molti mali italiani, ma trascurando che fra questi vi sono anche l’inefficienza e gli errori del sistema industriale. Su quest’ultimo punto non ci si poteva aspettare niente di diverso. Per l’impegno sul primo, considerata l’esperienza anche recente, quando assemblee analoghe si spellavano le mani al cospetto del Cavaliere, ci sia consentito un pizzico di scetticismo.


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