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 Politica Riduci

Monti: "Governo delle mance,
voterò NO"

Le motivazioni del senatore sono soprattutto politiche, contro un governo che "utilizza risorse delle generazioni future per avere più consenso oggi". Sono questi, dice, i veri costi della politica. Invita l'Europa a mantenersi imparziale e non prevede conseguenze disastrose comunque vada il referendum

(pubblicato su Repubblica.it il 18 ott 2016) 

E così anche il professor Monti ha deciso di votare NO al referendum costituzionale. Lo ha annunciato in una intervista, in cui spiega che il motivo è in parte perché la riforma ha vari punti che non lo convincono, ma soprattutto per il modo in cui Renzi sta cercando di farla passare. Dice Monti: "Il vero costo della politica non è quello, che pure si deve ridurre, per il personale della politica. È nel combinato disposto fra la Costituzione, attuale o futura, e metodo di governo con il quale si è lubrificata da tre anni l’opinione pubblica con bonus fiscali, elargizioni mirate o altra spesa pubblica perché accettasse questo".

Il senatore invita anche le istituzioni europee a mantenersi imparziali, e a non concedere spazi di bilancio aggiuntivi solo per il timore che avanzino i partiti populisti. "I populismi si affrontano promuovendo crescita e occupazione, non autorizzando i governi nazionali ad utilizzare risorse delle generazioni future per avere più consenso oggi".

E' singolare che si possa concordare con queste posizioni pur avendo una visione dellaMario Monti politica economica molto diversa da quella del professor Monti. Lui paladino di un'austerità avulsa dalle necessità dell'economia, altri che giudicano questa austerità sale sulle ferite inferte dalla crisi. Ma essere contro l'austerità non significa approvare che si buttino i soldi dalla finestra, e così si può concordare anche sul fatto che meno "flessibilità" ci sarà concessa da Bruxelles e meglio sarà, finché avremo un governo che si comporta in questo modo.

Abbiamo scritto molte volte che per riprendersi l'Italia avrebbe bisogno di spendere in deficit - portandolo almeno intorno al 6% - infischiandosene dei vincoli europei, con o senza l'approvazione della Commissione. Ma quella spesa dovrebbe essere utilizzata in modo sensato, cosa che questo governo non sembra in grado di fare. Con un governo serio che attuasse un programma di rilancio serio non dovremmo temere lo spauracchio del "giudizio dei mercati". Persino gli gnomi della finanza, per quanto ignoranti di macroeconomia, riuscirebbero a riconoscere una politica in grado di tirarci fuori da questa eterna crisi, che non saranno certo i regali a questa o quella categoria a farci superare.

Su un'altra cosa che Monti dice nell'intervista si può infine concordare: non siamo di fronte a un appuntamento che potrebbe avere conseguenze catastrofiche. Osserva il senatore:"Diamo il voto secondo coscienza dopo un dibattito sereno. Se vincesse il No non sparirebbero gli investitori esteri. Se vincesse il Sì non sparirebbe ogni democrazia. E la UE, che peraltro non ha mai chiesto questa modifica della Costituzione, può stare tranquilla. L’Italia non rischia, come cinque anni fa, di cadere e di travolgere l’euro". Alla faccia dei "terroristi delle previsioni".


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