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 Finanza pubblica

L'ossimoro di Berlusconi
Come nella figura retorica che dice una cosa e il suo contrario, abbassa le tasse alzandole. Con una serie di conseguenze negative

(Pubblicato su Eguaglianza & libertà il 12 ott 2004)

L'ossimoro è una figura retorica che si ottiene aggiungendo al sostantivo un'aggettivo suo contrario, o al verbo un avverbio che lo nega. Come "nano gigante", per esempio; o "affrettarsi lentamente", come dicevano i latini. La definizione di ossimoro calza bene all'ultima ossessione di Berlusconi: abbassare le tasse, alzandole. Purtroppo non è solo un gioco di parole, è proprio quello che sta accadendo, e non sarà un gioco "a somma zero".

La Finanziaria appena presentata è disseminata di inasprimenti fiscali che per molte categorie potranno essere anche pesanti, dai lavoratori autonomi ai proprietari di case. Si potevano evitare? No, non si potevano evitare, perché bisogna tamponare la sitauzione della finanza pubblica "risanata" da Tremonti. Sono iniqui? No, almeno per come vengono presentati dal nuovo ministro dell'Economia Domenico Siniscalco: adeguare gli estimi catastali nelle zone diventate di pregio, ritoccare la tassazione di quelle categorie di autonomi che sono ferme a cinque anni fa, e così via: sembrano provvedimenti di puro buon senso, come i ragionamenti di Siniscalco a "Porta a porta". Certo, poi bisognerà vedere come varranno applicati. E poi uno si chiede: ma se dici che vuoi abbassare le tasse, gli estimi non li puoi adeguare verso il basso, invece che verso l'alto? L'equità si ottiene lo stesso…

In realtà in questa manovra c'è un altro aspetto da sottolineare, anzi due, anzi tre. Il primo è che, siccome bisogna ridurre le tasse, almeno un pochino, altrimenti il premier fa una figuraccia, prima bisogna aumentarle più di quanto sarebbe stato necessario, altrimenti i conti vanno di nuovo fuori controllo. Bisogna aumentare di più le tasse per avere almeno un piccolo spazio per ridurle.

Il secondo aspetto viene fuori esaminando quali imposte si riducono (e come), e quali si aumentano. Quella che Berlusconi vuole ridurre è l'imposta sul reddito delle persone fisiche, cioè l'unica imposta progressiva. E i vantaggi veri potranno andare solo ai più ricchi, per una questione matematica: dato che comunque il gettito non può scendere di molto, uno "sconto" incisivo si può fare solo sull'aliquota più alta, da cui arriva lo zero-virgola degli incassi. Ai redditi medi, da cui arriva il novantanove-virgola, si potrà abbonare al massimo qualche spicciolo. Gli aumenti, invece, riguardano imposte e tasse non progressive e spesso indirette, dunque con una more correlazione alla capacità fiscale. Gli aumenti della Finanziaria forse non saranno iniqui, ma il risultato finale sarà iniquo certamente.

Il terzo aspetto è di ordine generale. Un aumento dell'imposizione che colpirà la maggior parte dei cittadini verrà usato per redistribuirlo, per giunta a chi ne ha meno bisogno. Ma se proprio si dovevano aumentare le tasse, ben altro c'era da fare, dal finanziamento degli ammortizzatori sociali ancora mancanti, alla previdenza dei lavoratori precari e discontinui, all'assistenza agli anziani (assente) e a chiunque conviva con una disabilità o una difficoltà (largamente insufficiente). Eccetera, eccetera. Tutti problemi che resteranno irrisolti.

Una politica economica e sociale che è un vero capolavoro. E meno male che siamo in Italia. Bush, che in certe cose sembra il gemello di Berlusconi, guardate che danno che riesce a fare…


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