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 Politica economica Riduci

Padoan: i tagli di spesa
frenano la crescita

Il ministro dell'Economia scopre l'acqua calda: la politica dei tagli di spesa "la stiamo pagando in termini di crescita". Ma non la racconta tutta: perché si è anche speso - anche se non abbastanza - ma in modo sbagliato, riducendo al minimo l'effetto sull'economia

(pubblicato su Repubblica.it l'8 nov 2016) 

Capita a volte che personaggi autorevoli scoprano l'acqua calda. Ieri, per esempio, il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ha dichiarato che per la spending review ci sono ormai scarsi margini, visto che negli ultimi anni sono stati tagliati 45 miliardi e questa cosa "la stiamo pagando in termini di crescita. Al netto dei tagli di spesa, noi cresciamo quanto e più della Germania".

Dato al ministro il benvenuto nel mondo reale, che è quello in cui durante una crisi di domanda se non fai deficit spending l'economia non si riprende, bisogna però dire che Padoan non la racconta proprio tutta. Perché i tagli di spesa ci sono stati, ma ci sono stati anche gli aumenti di spesa, che sono stati usati principalmente a vantaggio delle imprese, per circa tre quarti; il quarto rimanente è servito per gli 80 euro e per le varie mance distribuite a questa o quella categoria.

Il risultato di questa politica è stato che abbiamo avuto una crescita tra le più basse d'Europa, un'occupazione aumentata la metà della media degli altri paesi, conti pubblici che al massimo - e a stento - si possono definire non tanto peggiorati. Finora, perché le prospettive sono quanto mai incerte.

Già, perché la spesa non è tutta uguale, e il famoso esempio che va bene anche scavare buche e poi riempirle era un modo provocatorio di dire che - in certe situazioni - sono persino meglio gli sprechi piuttosto che i tagli.  Se però ci si limita a fare cose del genere al massimo non si sparge sale sulle ferite, ma si fa molto poco per guarirle. Ci sono modi di spendere che fanno crescere di più e altri che hanno effetti scarsi o nulli. A giudicare dai risultati, le spese fatte finora appartengono alla seconda categoria.

Speriamo allora che il ministro continui nel suo revisionismo. Smetta di tagliare, spenda di più, ma migliori la qualità della spesa. Ha un anno intero per pensarci su, visto che la legge di bilancio per il 2017 mostra pari pari le stesse logiche che sono state seguite finora. Anche per l'anno prossimo, dunque, è meglio non farsi troppe illusioni.


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