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 Politica economica Riduci

Altro che ripresa,
Pil a zero anche quest’anno

Le prime previsioni dopo il pessimo dato della produzione industriale a maggio, quelle di Ref, annullano anche i decimali di ripresa. Gli indicatori delle aspettative sono positivi da un anno, ma anche l’ottimismo può poco se mancano le condizioni materiali e il consolidamento di bilancio continua a sottrarre risorse all’economia mentre servirebbe il contrario

(pubblicato su Repubblica.it il 16 lug 2014)

Crescita zero anche quest’anno. Lo stillicidio delle previsioni al ribasso sull’andamento dell’economia tocca un altro traguardo negativo con le previsioni appena diffuse da Ref, un centro di ricerche sulla congiuntura molto accreditato. Lo 0,8% del governo era stato subito ridotto a uno 0,6 dalle stime della Commissione Ue, poi la Confindustria lo aveva ulteriormente abbassato a 0,2, dato sostanzialmente confermato dall’ultima nota mensile dell’Istat dove si dice che “la variazione del prodotto lordo nella media del 2014 risulterebbe debolmente positiva”.

Poi però c’è stata la doccia fredda del dato sulla produzione di maggio: -1,2% congiunturale (rispetto al mese precedente) e -1,8% tendenziale (rispetto a un anno prima), con dati altrettanto negativi per l’Eurozona: -1,1 su aprile e crescita tendenziale azzoppata allo 0,5% dall’1,4 del mese precedente, con un dato particolarmente negativo per la Germania (-1,8% sul mese prima). Di qui la nuova stima del centro di ricerche milanese.

“Assistiamo a un fenomeno singolare”, nota Fedele De Novellis di Ref. “Dal giugno dello scorso anno gli indicatori delle aspettative sono non solo positivi, ma tra i migliori in Europa. Questo, però, finora non ha avuto effetti sull’economia reale, che mostra dati peggiori delle previsioni. A questo punto assumono grande importanza i prossimi dati: se anche le aspettative cominciano a peggiorare, sarà un pessimo segno”. Il primo di questi dati, quello sulla fiducia dei consumatori, sta per uscire: l’Istat conclude domani l’indagine relativa alla prima metà di luglio, e l’indice sarà diffuso giovedì 24. L’ultimo era stabile, se il prossimo scende c’è aria di guai. Ma già lunedì 21 ci sarà un altro dato molto importante, quello su fatturato e ordini dell’industria relativo a maggio.

Tutti i previsori danno grande importanza agli indicatori delle aspettative: quando queste sono positive, significa che gli attori dell’economia si comporteranno in modo da orientarla verso la crescita. Se i consumatori ricominciano a spendere e gli imprenditori ad investire il ciclo negativo finisce e arriva la tanto sospirata ripresa. Qui, però, finora non è successo: un anno di ottimismo e siamo ancora con il Pil che tende a zero. Come mai? Il fatto è che l’ottimismo non è tutto. Bisogna anche che ci siano le condizioni per esercitarlo. E allora, i consumatori possono anche aspettarsi un miglioramento, ma se hanno perso il lavoro o non lo trovano e se i soldi se ne vanno per tasse e bollette, è difficile che riempiano i negozi. Gli imprenditori credono magari di vedere la luce in fondo al tunnel (anche perché governi e autorità varie sono anni che la annunciano), ma se poi chiedono un credito e le banche non vogliono o non possono darglielo, gli investimenti non si fanno.

Nel rapporto Ref c’è una tabella con le grandezze di contabilità nazionale che spiega molte cose. Domanda interna, consumi, spesa delle famiglie, spesa pubblica, investimenti, scorte: dal 2012 a oggi è una selva di segni meno, interrota solo dai dati sull’export, che è andato bene nel 2012 (+2,1%), si è salvato l’anno scorso (+0,1) e dovrebbe nettamente migliorare quest’anno (+3,3). Ma, come si dovrebbe aver capito da tempo, l’export da solo non basta a dare fiato all’economia. Quando investimenti e spesa delle famiglie crollano per crisi (nel 2012 e 2013, rispettivamente, - 8 e - 4,6% e - 4 e -2,6% ) dovrebbe essere la spesa pubblica a sostenere la domanda interna: invece è scesa del 2,6 e dello 0,8%, e quest’anno dovrebbe scendere ancora dello 0,7 (Europa permettendo, visto che ci chiede altri tagli). In queste condizioni, non c’è ottimismo che tenga: mancano proprio i soldi.

La tabella delle previsioni Ref

E allora quello che può succedere è davvero molto pericoloso: può succedere che quelle aspettative positive che da un anno resistono ai dati negativi si arrendano, e cioè che la gente, consumatori e imprenditori, si convincano che anche stavoltà c’è stato un falso allarme e la ripresa tanto attesa non arriva, contribuendo così, con i loro comportamenti, a indebolire ancor di più la congiuntura, alimentando il circolo vizioso. Ci vorrebbe subito una iniezione di denaro, che può venire solo dal bilancio pubblico, proprio quello che la Commissione Ue continua a dirci di tagliare ancora. E non saranno i finti 300 miliardi in tre anni annunciati da Juncker a ribaltare la situazione. Né uno 0,2% di Pil di “flessibilità” che stiamo chiedendo e probabilmente neanche ci verrà concesso. Poi non ci meravigliamo se anche stavolta la luce in fondo al tunnel si rivelerà quella di un treno che ci sta travolgendo.


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