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 Politica economica Riduci

Il cavallo di Troia del Ttip
Sta per essere approvato un altro accordo simile a quello Usa-Ue, il Ceta, con il Canada. Grazie ad esso 42.000 aziende americane con filiali canadesi potranno citare per danni lo Stato nei famigerati "tribunali privati". Non solo: una mossa dell'Italia impedirà che il trattato passi per l'approvazione dei Parlamenti nazionali

Carlo CalendaMentre l'attenzione dell'opinione pubblica è puntata sulle vicende del Ttip, il famigerato trattato Usa-Ue che aumenterebbe lo strapotere delle multinazionali nei confronti non solo dei cittadini, ma anche dei governi, sta passando quasi di soppiatto un altro accordo, meno noto ma non per questo meno pericoloso, che fungerà in pratica da cavallo di Troia per le norme peggiori del Ttip, mandandole in vigore anche se quello non dovesse essere approvato. E a giocare un ruolo determinante nel facilitarne il via libera definitivo è proprio l'Italia, persino a dispetto - stando alle dichiarazioni - di vari altri governi europei, Germania e Francia compresi.

L'accordo in questione è il Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement), trattato fra Unione europea e Canada. Prevede norme simili o spesso identiche al Ttip, e in particolare quei "tribunali privati" a cui possono ricorrere le imprese se ritengono che il provvedimento di uno Stato le danneggi. Se ne è già parlato abbondantemente a proposito del Ttip, quindi non stiamo qui a ripetere. Il Guardian ci ricorda per esempio che il Canada ha già perso cause contro multinazionali Usa che riguardavano la proibizione di certe sostanze chimiche cancerogene nella benzina, il reinvestimento nelle comunità locali o l’interruzione della devastazione ambientale nelle cave minerarie.   (segue)   

La Commissione ha ceduto: il Ceta passerà dai Parlamenti


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 Politica Riduci

La scusa del Brexit
e il terrorismo con le previsioni
C'è un salto di qualità nell'uso politico delle previsioni. Prima del referendum britannico c'è stata una gara nell'ipotizzare, in caso di vittoria del "Leave", catastrofi sistemiche di cui oggi non si vede traccia. Ora si imputano al Brexit gli errori da eccesso di ottimismo e Confindustria pronostica disastri se non passerà la riforma istituzionale

Vincenzo BocciaChe le previsioni sull'economia siano poco attendibili ne abbiamo avuto infinite prove. Che siano state spesso "aggiustate" per infondere fiducia negli operatori - quelle per l'anno successivo indicano quasi sempre un miglioramento, a volte marcato, salvo poi correggerlo pochi mesi dopo - è palese. Che i governi (tutti i governi) nei loro documenti di bilancio stiracchino questo o quel dato per avere i risultati di crescita, inflazione e deficit desiderati, è anche questo scontato. Ora però siamo ad un salto di qualità: siamo alle previsioni che fanno terrorismo economico a fini politici.

La prima prova è stata in occasione del referendum inglese. Quasi tutti i centri di previsione pubblici e privati hanno fatto a gara, nel periodo che ha preceduto il voto, nel disegnare scenari catastrofici in caso di vittoria del Brexit. Naturalmente è presto per affermare senza ombra di dubbio che erano sbagliati, ma nei prossimi mesi avremo modo di darne un giudizio più meditato. Al momento non sembra proprio che si sia scatenata una crisi sistemica, come pure qualcuno si era spinto a paventare. (segue)  


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 Politica Riduci

La trappola che Renzi
si è costruito

La riforma elettorale e quella costituzionale sono state costruite sulla base di una lettura politica contingente, ossia il trionfo alle europee, sottovalutando il fatto che puntare sulla polarizzazione avrebbe voluto dire avere contro tutti quelli che, con orientamenti diversi, sono insoddisfatti dell'attuale politica. Ciò che si è visto alle amministrative di Torino potrebbe ripetersi per il referendum o per un futuro ballottaggio alle politiche


Matteo RenziCome in Grecia, in Portogallo, in Irlanda, in Spagna, sta arrivando anche per Renzi il momento della resa dei conti, ossia il momento in cui gli elettori scontenti della situazione diventano più numerosi di quelli ancora disposti ad accordare fiducia ai governi in carica. Siccome la politica è la stessa in tutta Europa anche il copione è simile nei diversi paesi. Dapprima c'è un governo guidato da un partito di maggioranza relativa, che in qualche paese si definisce "centrista" e in qualcun altro "socialdemocratico" o "socialista", ma dietro queste diverse etichette segue le politiche imposte da Berlino e dalla tecnocrazia europea. Poi arriva una tornata elettorale dopo la quale il partito ex maggioritario non è più in grado di governare da solo, e allora forma una coalizione più o meno "Grande" insieme al suo ex concorrente, per continuare la stessa politica. Intanto cresce la disaffezione degli elettori (l'astensionismo è aumentato dappertutto) e nascono nuove formazioni, più di destra o più di sinistra o comunque alternative. Infine arriva una nuova tornata elettorale dopo cui nemmeno la "Grande" coalizione ha più i numeri per governare (di solito principalmente a causa del tracollo del partito che si definiva "di sinistra" senza più esserlo), oppure che conferisce la maggioranza a una delle formazioni alternative.  (segue)  


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 Politica Riduci

La sinistra alla traversata
del deserto

Dopo il primo turno delle amministrative nessuno può cantare vittoria. Dai ballottaggi si potrà ricavare qualche indicazione di politica generale sul destino di Renzi in attesa della prova decisiva del referendum. Più di tutti però ha perso la sinistra, che ha davanti una lunga marcia: ma se non scioglierà alcuni nodi non arriverà da nessuna parte

Di solito, nei commenti post-elettorali, hanno vinto tutti. Dopo questa prima tornata delle amministrative, nello spazio vuoto che ci separa dai ballottaggi, si potrebbe dire al contrario che hanno perso tutti, o quasi. Ha perso sicuramente il Pd, che in nessuna grande città riesce a far passare il proprio candidato al primo turno e si deve accontentare di Salerno, rimasta fedelissima a Vincenzo De Luca tanto da tributare un 70 e più per cento al suo successore, e di Cagliari, dove però il sindaco è di Sel. Ma ha perso anche e soprattutto perché è crollato il progetto di Partito della Nazione: i voti della destra sono restati quasi tutti a destra o hanno alimentato l'astensionismo, l'esperimento di alleanza con Verdini è andato al di sotto di qualsiasi aspettativa. E infatti ora si assiste a qualche tentativo di recupero a sinistra, che sarebbe patetico se non trovasse attenzione in quella parte di sinistra che non ha mai abbandonato l'idea dell'alleanza con il Pd.   (segue)  


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 Politica economica Riduci

Nel Sud salari troppo alti?
Come no...

Uno studio di Andrea Ichino, Tito Boeri e Enrico Moretti sostiene che i salari minimi fissati nei contratti nazionali avvantaggiano gli occupati del sud e impediscono lo sviluppo dell'area. Ma, a parte vari problemi metodologici, un'indagine Bankitalia mostra che nel settore privato meridionale già ora si guadagna molto meno che al Centro-Nord. L'obiettivo della ricerca appare dunque più politico che scientifico

Le differenze salariali tra Sud e Centro-NordSono i contratti nazionali la rovina del Sud? Lo affermano, in uno studio ancora non pubblicato, tre noti economisti: Andrea Ichino, dell'Istituto universitario europeo di Firenze, che ha presentato la ricerca al Festival dell'economia di Trento; Tito Boeri, della Bocconi, attualmente presidente dell'Inps; e Enrico Moretti, dell'Università di California, un cui saggio del 2013 (“La nuova geografia del lavoro”) ha suscitato grande interesse negli Usa, tanto  da farlo convocare alla Casa Bianca per parlarne. Ichino è fratello di Pietro, alfiere delle proposte per il "superamento" dell'articolo 18 (detto in volgare: per facilitare i licenziamenti) che poi sono state sostanzialmente recepite nel Jobs act del governo Renzi. E dunque nelle proposte dei tre (d'ora in poi, IBM: la consonanza con la multinazionale è casuale) si coglie una certa aria di famiglia. (segue) 


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 Politica Riduci

Usa, per il 90 per cento
reddito fermo da 40 anni

Il successo di candidati outsider rispetto ai partiti tradizionali, come Trump e Sanders, esprime la richiesta di cambiare la politica dominante fin dagli anni '80 che ha esasperato le disuguaglianze. In Europa accade la stessa cosa, con la progressiva scomparsa dei partiti che hanno abbandonato le idee socialdemocratiche e l'emergere di nuovi soggetti politici di vari orientamenti ma che comunque si dichiarano alternativi

Donald Trump e Bernie SandersSecondo gli ultimi sondaggi Donald Trump avrebbe superato Hillary Clinton nelle intenzioni di voto. Non di molto, ma fino a poco tempo fa il distacco era di 10-13 punti a vantaggio della seconda, e quindi il clamoroso recupero mostra una tendenza molto preoccupante per il Partito democratico.

Sorprendente? Veramente no. Ciò che sta accadendo negli Usa non è poi molto diverso da quello che si vede in Europa.  Il Vecchio continente si è messo ad imitare l'America nell'evoluzione dell'organizzazione sociale: più competizione, meno protezioni ai lavoratori, meno welfare e quello che c'è sempre più affidato ai privati, come i servizi pubblici; aumento della disuguaglianza. Difficile stupirsi se poi gli esiti politici si assomiglino.   (segue) 

Vedi anche: Hillary come Dorando Pietri? 
                   
Panama Papers, Sanders l'aveva detto nel 2011


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 Economia Riduci

Trattato Truffaldino
da Imporre ai Popoli

Sarebbe questa una traduzione più appropriata della sigla Ttip, un trattato che non serve alla crescita - anzi, secondo uno studio con il modello Onu danneggerebbe l'Europa - privatizzerebbe i servizi pubblici, metterebbe a rischio le norme a tutela della salute e del lavoro e soprattutto esproprierebbe i governi democratici della possibilità di decidere su quasi tutto

Manifestazione anti-TtipLa sigla, Ttip, starebbe per "Transatlantic Trade and Investment Partnership", ma una traduzione più fedele al significato sarebbe "Trattato Truffaldino da Imporre ai Popoli". Truffaldino per come è presentato ("farà aumentare la crescita e l'occupazione"), per il segreto in cui si è tentato di avvolgere le trattative, per la mistificazione delle conseguenze ("non ridurrà le norme per proteggere la salute", "non riguarda i servizi pubblici") e per il tentativo di subordinare le scelte dei governi agli interessi delle multinazionali.

Ormai molto se ne è scritto e per fortuna il segreto delle trattative è stato violato da fughe di notizie che hanno più che confermato quelli che prima erano soltanto sospetti. Tanto che perfino un governo conservatore come quello francese (come? sono socialisti? ma va'...), già sotto pressione per i sondaggi - confermati dai risultati delle ultime amministrative- che danno il partito sulla via della sparizione, ora si schiera contro la sua approvazione.  (segue) 

Vedi anche: Calenda: "Non rischiamo che decidano i Parlamenti"   


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 Europa Riduci

La malafede
del banchiere anti-euro

Il presidente della Bundesbank Jens Weidmann ripete che la crisi in Europa è stata "in gran parte una crisi di fiducia nella solidità delle finanze pubbliche", una tesi che nessuno si azzarda più a sostenere. E' una volontaria deformazione della realtà che fa strame della sua credibilità, perciò i suoi scopi bisogna dedurli da quello che fa e non da quello che dice

La frase nell'intervista di Weidmann

Il "dettaglio rivelatore", nell'intervista che Ferdinando Giugliano di Repubblica ha fatto al presidente della Bundesbank Jens Weidmann, è in poche parole. Rivelatore del fatto che il banchiere centrale tedesco non è attendibile nella sua analisi della situazione: e siccome sarebbe davvero azzardato ipotizzare che sia un incompetente, la spiegazione che resta è che deformi volutamente la realtà. Ossia, per dirla in modo più brutale, che è in malafede. Quindi non è attendibile, e le sue iniziative non possono essere giudicate per come le motiva, ma dalle conseguenze che possono provocare, che sono evidentemente il vero scopo a cui cerca di arrivare.  (segue)  

Vedi anche: Draghi e la sfida alla Bundesbank
                   
Quantitative easing, a che serve e a che non serve
                    Chi cospira per la bassa inflazione 
                    Schäuble ha torto anche quando ha ragione   


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 Politica economica Riduci

Moneta dall'elicottero?
Parliamo del pilota
Anche gli economisti mainstream ammettono ormai che senza stimoli fiscali l'economia non riparte e invocano il finanziamento con moneta, ma insistono ad assegnarne la gestione ai tecnici , perché vogliono che la politica economica sia sottratta al meccanismo democratico. In ogni caso anche questa idea sarà bloccata dai tedeschi, a cui dell'Europa importa poco

Guido Tabellini non può certo essere considerato un economista eterodosso. Nel quadriennio terminato nel 2012 è stato rettore della Bocconi, università considerata la culla del rigorismo. Sono bocconiani Alberto Alesina e Silvia Ardagna, autori di un celeberrimo saggio che sosteneva la teoria dell'"austerità espansiva" e che è stato usato, insieme al lavoro di Carmen Reinhart e Kennet Rogoff, per giustificare le politiche di tagli ai bilanci pubblici. Un ancor più famoso ex rettore della Bocconi è stato Mario Monti, il cui governo tutti ricordano per la politica restrittiva adottata. Tabellini rifiuta - per sé e per la sua università - l'etichetta di rigorista ad oltranza, ma certo non è stato tra chi si è distinto per le critiche alla politica sciagurata adottata dall'Europa.

Tabellini ha scritto un articolo favorevole al cosiddetto helicopter money, cioè la distribuzione di moneta da parte della banca centrale come estremo tentativo di rilanciare la crescita e battere la deflazione, due obiettivi per i quali il quantitative easing non ha avuto effetto (anche prendendo per buona l'affermazione della Bce che avrebbe evitato guai peggiori). L'economista ricorda che la definizione fu coniata da Milton Friedman, il padre del monetarismo, e consiste nel fatto che "la banca centrale stampa moneta e la distribuisce ai cittadini, non in cambio di qualcosa (titoli di Stato o la promessa di una restituzione futura), ma in modo permanente e a fondo perduto".  (segue)  

 


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 Politica economica Riduci

Il governo che cambia l'Italia
Un tassello dopo l'altro, i provvedimenti del governo perseguono un indirizzo preciso: quello dello "Stato minimo", con la graduale cessione ai privati di tutti i servizi e le funzioni una volta svolte dal settore pubblico, mentre si accentua lo spostamento dei rapporti di forza dai lavoratori alle imprese e si riducono le tutele

Il crollo degli investimentiIl governo "più di sinistra della storia italiana" (Giuliano Poletti dixit) sta infilando una serie di iniziative che, un tassello dopo l'altro, stanno davvero trasformando l'Italia. Sta costruendo un modello di "sinistra del terzo millennio"? Se è così, bisognerà dare ragione ad Arnold Toynbee e alla sua teoria della circolarità della storia, perché quel modello tende ad assomigliare alla società di fine '800: ritirata dello Stato, che cede ai privati sempre più compiti; riduzione delle protezioni del lavoro; depotenziamento dei sindacati; una democrazia sempre meno "governo del popolo" e sempre più guidata dal "pilota automatico" di scelte tecniche trasformate in regole che travestono l'ideologia neoliberista da neutralità pseudo-scientifica.

L'ultima mossa è quella sull'acqua, con il vergognoso tradimento della volontà espressa nel referendum del 2011 da oltre 26 milioni di cittadini che la sua gestione restasse pubblica. L'emendamento del Pd in commissione Ambiente che rovescia il significato di una legge che doveva  attuare la decisione referendaria, riaprendo la porta ai privati, è stato semplicemente la conferma di una linea che era già stata decisa e sancita nel Testo unico sui servizi pubblici locali, dove si stabilisce di "ridurre la gestione pubblica dei servizi ai soli casi di stretta necessità" e di "garantire la razionalizzazione delle modalità di gestione dei servizi pubblici locali, in un’ottica di rafforzamento del ruolo dei soggetti privati", nonché assicurare "l'adeguatezza della remunerazione del capitale investito", altro aspetto bocciato con il referendum.                               (segue)      

Vedi anche: La bufala delle tasse che calano   

 


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 Finanza Riduci

Banche, siamo sicuri
che "grande è bello"?

La parola d'ordine è "aggregare" e nessuno solleva dubbi che sia la strada giusta. Eppure i colossi della finanza hanno dato pessime prove. Il fatto è che si è dimenticato quale sia il compito essenziale di un sistema creditizio. E si ignora una cosa ancora più importante: i giganti (nel credito e non) stanno uccidendo la democrazia

 

La facciata di una bancaAggregare, fondere, ridurre di numero. E' la parola d'ordine per le banche, non da oggi, ma da molti anni, e in tutto il mondo. Che ci facciamo con quasi 400 piccole Banche di credito cooperativo, quasi tutte monosportello? Aggregare, che diventino una sola. Pensa che risparmio, unificare tutte le struttura possibili, che eliminazione di sprechi, che guadagni di efficienza. E poi vuoi mettere, da 400 banchette insignificanti ne viene fori una bella grossa. Ma mica solo quelle bisogna fondere, anche quelle più grosse, come Monte Paschi, Ubi e compagnia. Perché noi abbiamo ancora solo due banche "di dimensione europea", Intesa e Unicredit.      (segue)

Vedi anche:
Bankitalia: dei risparmiatori ce ne infischiavamo
                  Gli imbrogli delle banche e chi li permette
                  Obbligazioni, la truffa legale
                 


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 Politica economica Riduci

Altro che le statue,
si copre la realtà

Si fanno polemiche su problemi inesistenti, come i nudi coperti per la visita di Rouhani, mentre la Commissione europea ci bombarda con i suoi divieti, le sue imposizioni e messaggi trasversali pericolosissimi come quello sulla sostenibilità del nostro debito, continuando a perseguire la sua politica sciagurata

La venere capitolinaLe due polemiche che attraggono in questi giorni la maggiore attenzione dei media e dei politici sono quella sulle statue nude coperte per la visita del  leader iraniano Rouhani e quella su alcuni aspetti della legge sulle unioni civili. Ci sarebbe da chiedersi se non siano tutti impazziti se non avessimo imparato da tempo che - specie quando la situazione è grave - si ricorre al sistema felicemente descritto dalla formula "mezzi di distrazione di massa".

Già, perché mentre ci balocchiamo con un fatto - il primo - che meriterebbe al massimo un paio di brevi ed eruditi interventi nelle pagine della cultura (ma giusto così, come divertissement), e con un problema - il secondo - che è tale solo perché in Italia esiste ancora un forte drappello di persone con una cultura da ayatollah, la Commissione europea ci bombarda a tappeto con i suoi divieti, le sue imposizioni e i suoi messaggi che si fa fatica a non definire criminali. Tale appare, in particolare, quello lanciato sulla sostenibilità del nostro debito pubblico, che se non è frutto di incoscienza - il che sarebbe gravissimo - è un intenzionale invito alla speculazione ad attaccarci, il che sarebbe appunto criminale.
                                                                                                                          (segue)
L'evoluzione delle sofferenze bancarie   Leggi anche:
  Morire per Bruxelles


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 Politica economica Riduci

Manovra, la finta espansione
Inutile guardare a misure inattendibili come il "saldo strutturale": quello che conta è il saldo primario, che resta positivo e anzi aumenta. Ma è tutta la logica della manovra, e non singole misure, che andrebbe combattuta, perché è tutta interna all'ideologia che ha inasprito e allungato la crisi


I più abbienti non spenderanno tutto il risparmio della TasiHa qualcosa di surreale dibattito che si sta svolgendo, dentro e fuori dal Parlamento, sulla manovra di finanza pubblica e sui suoi riflessi sulla Legge di stabilità. Il governo per bocca di tutti i suoi esponenti la definisce "espansiva" e di grande stimolo alla domanda. Molti di coloro che fino a ieri hanno criticato l'esecutivo perché teneva troppo strette le maglie del bilancio, soffocando l'economia, oggi si lanciano in accuse perché l'espansione sarebbe finanziata in deficit invece che con tagli di spesa, commettendo così, come vedremo, un triplo errore. La minoranza Pd fa le barricate essenzialmente su due punti, l'eliminazione delle tasse anche sulle case di lusso - e questo ci può stare, in effetti è una misura reaganiana, quando mancano soldi per gli esodati e la lotta alla povertà - è il tetto a 3.000 euro sull'uso del contante. E questa, francamente, non sembra una misura contro cui combattere a morte: certo, è inopportuna; certo, strizza l'occhio alla piccola evasione; ma sul fatto che provochi effettivamente danni molti avanzano dubbi, e comunque non è certo tra i provvedimenti più esecrabili presi da questo governo. Le barricate, invece, bisognerebbe farle su tutta l'impostazione della manovra: non è che se si correggono quei due punti poi se ne possa essere soddisfatti. Ma l'impressione che danno è questa.
                                                                                                                            (segue)


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 Politica economica Riduci

La politica che aiuta i ricchi
Tre semplici grafici sugli andamenti della diseguaglianza, del numero dei ricchi e di quello del poveri nell'ultimo mezzo secolo mettono in evidenza gli effetti delle politiche che si sono diffuse in tutto il mondo dopo la svolta neo-conservatrice dell'inizio degli anni '80. In Italia la svolta avvenne con la crisi del '92

Andamenti di siseguaglianza, numero di ricchi e di poveriSi è detto e scritto moltissime volte che le politiche economiche che hanno cominciato a conquistare l'egemonia nel mondo a partire dagli anni '80 del secolo scorso sono intrinsecamente di destra, ossia a vantaggio dei pochi e a danno della maggioranza. Si è detto tante volte che sembrerebbe inutile ripeterlo, se non fosse che le formazioni politiche che agiscono in base a quei principi continuano ad essere al potere in tutti i paesi avanzati. Perciò, quando capitano sotto gli occhi dei grafici che rendono ancor più evidente ciò che per molti ancora non lo è, vale la pensa di diffonderli, hai visto mai che provocassero qualche ripensamento.
                                                                                                                            (segue)


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 Politica economica Riduci

L'Europa perde il Pil
ma non il vizio
Gli ultimi dati sulla crescita, sia un Italia che nell'Eurozona, hanno deluso e dopo la svalutazione dello yuan da parte della Cina le prospettive peggiorano. Ma i governi europei continuano pervicacemente a perseguire il loro "modello di sottosviluppo"

I paesi dell'Eurozona crescono menoHanno deluso i dati sulla crescita nel secondo trimestre, sia in Italia che in Europa. La ripresa ha già il fiatone e la strada che ha davanti appare in salita, perché la svalutazione dello yuan decisa dalla Cina avrà ripercussioni negative su tutti i paesi dell'area e su quelli produttori di materie prime, il che non è certo una buona notizia per il futuro delle nostre esportazioni. Cioè proprio il fattore che, secondo la politica economica praticata e imposta dalla Germania, dovrebbe essere quello trainante per tirarci fuori dalla crisi infinita.

                                                                                                                           (segue)


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 Politica Riduci

Ma che bello il "Britannicum"
Il sistema inglese è persino peggio dell'Italicum: puoi prendere più seggi con 180.000 voti che con 4 milioni. I Tory hanno vinto grazie a questo: sono aumentati meno dell'1% ma ottengono la maggioranza assoluta dei seggi, mentre il Labour guadagna il doppio ma ne perde 25. La "sconfitta" della sinistra non viene dai voti, ma solo dal meccanismo elettorale

Lo scarto tra voti e seggi ottenutiIl cosiddetto "Italicum" come sistema elettorale non mi piace affatto (anche se non è tanto quello ad essere più criticabile, quanto l'insieme del sistema istituzionale che uscirà da queste riforme). Personalmente sono da sempre un proporzionalista e il meno peggio mi è sempre sembrato il sistema tedesco. Ciò detto, di fronte al "Britannicum", cioè il sistema inglese, l'Italicum è un modello di democrazia. Basta guardare l'esito delle elezioni di ieri per convincersene.
                                                                                                                            (segue)


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 Politica economica Riduci

Riforme del lavoro sbagliate
Lo dice uno studio del Tesoro

Un paper pubblicato dal ministero dell’Economia esamina il mercato del lavoro dal ’97 (“Pacchetto Treu”) alla legge Fornero, per valutare gli esiti dei cambiamenti. Conclusione: “La dinamica occupazionale è peggiorata, la flessibilità è una trappola”

Matteo Renzi e Giuliano PolettiLe riforme del lavoro fatte finora sono state un fallimento. A dirlo non è la Fiom o un qualche studioso “antagonista”, ma uno studio del ministero dell’Economia, che non ha avuto molta eco e che, soprattutto, non sembra essere preso in considerazione per l’annunciato job acts, che appare voler proseguire sulla stessa linea delle precedenti modifiche.

Lo studio si intitola “Valutazione di interventi di riforma del mercato del lavoro attraverso strumenti quantitativi” e gli autori sono Germana Di Domenico, del Mef-Dipartimento del Tesoro e Margherita Scarlato dell’Università Roma Tre. Sul paper è indicata la formula di rito “Il documento riflette esclusivamente le opinioni degli autori e non impegna in alcun modo l’Amministrazione”, la stessa che appare, per esempio, sugli studi della Banca d’Italia, ma si può considerare una foglia di fico istituzionale, usata per dire che cosa si pensa senza farlo apparire una presa di posizione ufficiale.
                                                                                                                  (segue) 
Vedi anche:
Maledetto lavoro 
                    Lavoro, cresciuto solo un Pil  


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 Stato sociale Riduci

La privatizzazione cattolica
del welfare
Renzi ha annunciato che sta preparando una legge delega sul Terzo settore e ne ha diffuso le linee guida, da cui si desume che l’intenzione è di favorire il “privato sociale” rispetto alle strutture pubbliche. I censimenti 2001 e 2011 dicono che lo Stato è già in netto arretramento e questa legge potrebbe affossare definitivamente le strutture pubbliche


Matteo RenziLa strategia l’aveva indicata 17 anni fa Giorgio Vittadini, all’epoca presidente della Compagnia delle opere, braccio operativo di Comunione e Liberazione, nel suo libro “Il non profit dimezzato”. Lo Stato, diceva Vittadini, deve ritirarsi dalla gestione diretta dei servizi sociali, deve limitarsi a finanziare e controllare. La gestione, invece, dev’essere affidata al “privato sociale”, definizione preferita a Terzo settore (che fa pensare a qualcosa di residuale) o a non profit, perché le imprese sociali i profitti vogliono farli, solo che non li ridistribuiscono. Lo Stato è burocratico, ottuso, lontano dalla vita reale dei cittadini, incapace di percepire i nuovi bisogni. Il privato sociale (o “economia civile”, secondo la definizione di un altro teorizzatore di questa materia, Stefano Zamagni) è invece in grado di garantire una qualità superiore, grazie alla motivazione di chi ci lavora. Questa affermazione è posta come un assioma, cioè “una verità evidente che non si dimostra”, e peggio per chi non ci crede.

A leggere le “Linee guida per una riforma del Terzo settore” che il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha diffuso per sottoporle a discussione si ha la netta impressione che si tratti esattamente della trasposizione delle idee di Vittadini in quella che sarà la proposta di legge delega.
                                                                                                               (segue)


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 Politica economica Riduci

Come si battono
disoccupazione e debito

In Usa il tasso dei senza lavoro è sceso in aprile sotto il 6,5%, l’obiettivo che la Fed aveva annunciato l’anno scorso, e anche il rapporto debito/Pil comincia a calare. In Europa è il contrario e in Italia va (quasi) peggio di tutti. Ma l’evidenza di una politica sbagliata non conta perché la classe dominante persegue un altro scopo


Il debito pubblico Usa in rapporto al debitoBen Bernanke sì che lo può dire: “Fatto!”. L’ex presidente della Fed, l’anno scorso, aveva posto come obiettivo prioritario della politica della banca centrale Usa la discesa della disoccupazione al di sotto del 6,5%, obiettivo confermato dall’attuale presidente Janet Yellen. E i dati diffusi venerdì dicono che la disoccupazione è scesa in aprile al 6,3%. Poco più della metà della media europea, che è all’11,8, e meno della metà del tasso italiano, al 12,7%. Una differenza abissale.

Se se ne chiedesse il motivo a quegli economisti comunemente definiti “liberisti”, o magari al tetragono commissario europeo Olli Rehn, probabilmente comincerebbero a decantare le virtù del mercato del lavoro americano, completamente deregolamentato, dove si può assumere o licenziare senza alcun problema o limite. E’ questa la stella polare dei tecnocrati e della maggior parte dei politici europei, insieme al consolidamento dei conti pubblici, cioè alla riduzione di deficit e debiti. Ma i fatti dicono che è il primo obiettivo ad essere considerato più importante, e se si persegue quello gli arcigni custodi dei decimali sono disposti a chiudere un occhio – e anche tutti e due – sul resto. Vedi l’atteggiamento verso la Spagna, dove il governo Rajoy ha fatto una durissima riforma del lavoro, cosa che gli è valsa una tolleranza clamorosa sull’aggiustamento dei conti pubblici, che continuano a presentare un deficit alle stelle.
                                                                                                              (segue)


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 Lavoro Riduci

Salario minimo,
l’ultima spallata al sindacato
Sarebbe una misura opportuna per tutti i lavoratori atipici, ma il progetto annunciato dal vice ministro Morando ne fa un grimaldello per scardinare definitivamente il contratto nazionale, cosa che avrebbe come conseguenza un rapido deperimento dei sindacati. Carniti: le organizzazioni della società civile sono fondamentali per la democrazia

Enrico MorandoGiuliano PolettiL’introduzione per legge di un salario minimo non ha certo l’apparenza di una misura reazionaria. Esiste nella maggior parte dei paesi e in Germania, per esempio, è stata una delle condizioni dei socialdemocratici della Spd per aderire alla Grande coalizione con la Cdu di Angela Merkel e i cristiano-democratici bavaresi della Csu.

In Italia, poi, sarebbe un provvedimento opportuno. La frammentazione del mercato del lavoro in mille diverse figure e tipologie contrattuali ha reso sempre più problematica l’organizzazione sindacale, e lavoratori atipici e precari si trovano in stragrande maggioranza soli davanti ai datori di lavoro, e dunque in posizione di grande debolezza. Un salario minimo fissato per legge darebbe loro una garanzia di base, e costituirebbe un disincentivo allo sfruttamento selvaggio in quanto il diritto potrebbe essere fatto valere anche dopo una eventuale cessazione del rapporto di lavoro.

Il problema è da tempo discusso anche all’interno dei sindacati, dove non mancano posizioni favorevoli a questa ipotesi. Finora, però, ha prevalso piuttosto nettamente la linea di chi è contrario. I timori sono essenzialmente due: che si finirebbero per schiacciare le retribuzioni sul minimo legale e che si svuoterebbe di significato la contrattazione, indebolendo irreparabilmente il ruolo dei sindacati. Ma i progetti del governo vanno ben oltre questi timori e, se saranno realizzati, porteranno a compimento la linea seguita con pervicacia da Maurizio Sacconi quanto era ministro del Lavoro: spezzettare i sindacati e renderli politicamente irrilevanti, in modo da portarli a scomparire o quasi.
                                                                                                             (segue)
                     vedi anche:
Decreto lavoro, una mancia alle aziende
                                          La zuffa grottesca sul decreto-lavoro


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 Economia

Giovani e lavoro, 
strategia per un disastro
La drammatica situazione attuale è il risultato delle numerose riforme del lavoro e delle pensioni varate negli ultimi vent’anni. La previdenza andava riformata, ma affrontando anche gli effetti collaterali. E tutta la flessibilità introdotta nell’impiego non ha prodotto occupazione, anzi. I dati che sfatano le affermazioni demagogiche
 
Tasso di attività per fasce di età“Dobbiamo farlo per i giovani”; “E’ necessario per i nostri figli”; “La flessibilità del lavoro farà crescere l’occupazione”. Quante volte abbiamo sentito ripetere queste frasi dal governo di turno, quando si trattava di far inghottire qualche riforma peggiorativa sulla previdenza o sul lavoro? E siccome di queste riforme ne sono state fatte ormai parecchie, e anche molto pesanti, bisognerebbe supporre che qualche risultato si sia cominciato ad ottenere. Magari non da rovesciare il “vecchio ordine”, si sa che per queste cose ci vuole tempo. Ma almeno una tendenza, una direzione visibile delle variabili più importanti che testimoni che si sta andando nella giusta direzione, almeno quello è lecito aspettarselo.
 
Però, se si guardano alcuni di questi dati, non sembra proprio che la direzione sia quella giusta. “Ma sono riforme che hanno effetto nel lungo periodo”, è la consueta obiezione. Bene: vent’anni è un periodo abbastanza lungo? Abbastanza, almeno, per vedere come si muovono le tendenze? Difficile negarlo.
 
Nicola Salerno è un economista del Cerm che ha la pregevole abitudine di prendere i dati statistici e farci del grafici. Di recente ne ha fatto uno (utilizzando le serie Istat) che a guardarlo lascia un po’ a bocca aperta. E' quello qui sopra.
                                                                                                               (segue)

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 Così è se mi pare Riduci

Il debito, il P.A.D.R.E. e la zia Angela
Due economisti lanciano una nuova proposta definita “politicamente accettabile” (l’acronimo è P.A.D.R.E.) per la ristrutturazione dei debiti pubblici di eurolandia. L’idea, come altre già avanzate in passato, è buona. Ma si può scommettere che incontrerà la netta opposizione della Germania

 


Vendere Enav è come aumentare le tasse
Fare entrare i privati nei servizi pubblici essenziali significa rinunciare a fornirli al minor costo possibile, perché ai costi di gestione si devono aggiungere i profitti. Inoltre si genera un conflitto d’interesse con gli utenti.Sostenere che la presenza dei privati comporta sempre più efficienza è una posizione ideologica

Competitività, oltre il Clup un mondo inesplorato
Si continua a guardare quasi soltanto al costo del lavoro per unità di prodotto, ma i salari pesano in media solo il 15% sul totale dei costi. Nessuno però si preoccupa di confrontare gli altri fattori, mentre in quell’85% ci sarebbero parecchie cose su cui intervenire, dall’energia ai servizi alle imprese ai compensi dei top manager. Tutti settori presidiati da lobby potenti



Euro, perché serve un “piano B”

La dissoluzione della moneta unica non è probabile, ma resta comunque possibile anche per eventi indipendenti dalle nostre scelte. Discutere, anche a livello istituzionale, di cosa fare in quel caso non potrebbe essere visto come una mossa anti-europea: potrebbe però rafforzare la nostra posizione nelle trattative politiche



Aiuti all’industria, ultimi in Europa
Gli aiuti di Stato sono generalmente vietati, ma sono ammessi per obiettivi specifici approvati dalla Commissione e gli altri paesi ne erogano dal doppio a quasi il triplo di noi, che da vent’anni non facciamo che ridurli. Il Rapporto Met fa il punto e mette in evidenza un altro fatto: al Sud non va più quasi nulla


Il vincolo esterno e le gambe dei cani

Il premier Enrico Letta afferma che i vincoli di bilancio fanno bene all’Italia, ma la nostra storia dice che i vincoli esterni, anche a causa dell’incapacità delle nostre classi dirigenti, hanno portato più danni che benefici. E allora? Affidarci all’Europa? No: è guidata da leader altrettanto incapaci, se non di più



Giappone, età della pensione: mai
Il ministro dell'Economia giapponese annuncia un clamoroso progetto: "Una società nella quale le persone rimangano attive tutta la vita". Nel frattempo si discute dell'"Abenomics", la politica lanciata dal premier Abe: uno stimolo-monstre che vale il 40% del Pil e l'indebolimento del cambio del paese con il secondo surplus commerciale del mondo


Crescere o decrescere, questo è il problema
Una interessante polemica sul Corriere della Sera tra Antonio Pascale e Sandro Veronesi, che avanzano entrambi buone ragioni. Anch'io avevo scritto in passato qualcosa sull'argomento, La sostenibile leggerezza del Pil


Privatizzazioni? Elogio del clientelismo
Ce le chiede perentoriamente l’Unione europea, le pretendono i mercati, sono previste nella manovra economica. Ma è davvero una buona idea? Bisognerebbe riflettere sul fatto che se l’Italia è diventata una delle prime economie mondiali è grazie all’intervento pubblico


I sette giorni che cambiarono la finanza

Il Mount Washington Hotel a Bretton WoodsQuesta è una fiction, ma mica tanto. 
La crisi che precipita, il commissariamento dell’Italia, una svolta politica imprevista. Poi l’arrivo di un personaggio in grado di parlare al mondo e dettare le sue condizioni. Tra realtà e fantasia, la storia di come potrebbe andare

 


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Il tedesco che incarna l’Europa egoista - Hans-Werner Sinn, uno degli economisti tedeschi più importanti, in una polemica con Francesco Saraceno dice di sostenere che per superare la crisi occorre più inflazione nel suo paese, ma poi nei suoi scritti spiega che la Germania non è disposta ad accettarla. E si lamenta persino dei tassi Bce “troppo bassi” che danneggerebbero i suoi concittadini (19 dic)

L’ultima speranza contro la crisi infinita - Dopo che l’Italia ha contestato il metodo di calcolo degli obiettivi di bilancio – obiezione che la Commissione ha subito respinto – molti paesi hanno mostrato interesse per il problema, secondo quanto ha dichiarato il ministro Padoan. Un problema che lo stesso Draghi ha ripetutamente sollevato. Forse questa è l’unica via possibile contro il disastroso eccesso di austerità che sta uccidendo l’economia (6 dic)

Art. 18, quanto costa un diritto - Due diversi esercizi matematico-statistici che utilizzano i dati fornitimi da InfoCamere confermano che l’eventuale effetto sulla dimensione delle imprese della norma sui licenziamenti è trascurabile. Una riprova che il problema non è economico, ma politico (30 ott)

Art. 18, se manca una buona ragione si inventa - Un dato molto citato ma di cui è difficile trovare aggiornamenti è quello sulla mancanza di discontinuità nel numero di imprese a cavallo della soglia dei 15 dipendenti, che testimonia la non influenza della norma. I dati al giugno 2014 confermano questa tesi (26 ott)

Riforme del lavoro tutte sbagliate: lo dice uno studio del Tesoro - Un paper pubblicato dal ministero dell’Economia esamina il mercato del lavoro dal ’97 (“Pacchetto Treu”) alla legge Fornero, per valutare gli esiti dei cambiamenti. Conclusione: “La dinamica occupazionale è peggiorata, la flessibilità è una trappola” (6 ott)

Pil a picco, fare più deficit o morire - Non basta nemmeno il 3%: finché il saldo primario continua a sottrarre risorse a un’economia agonizzante la ripresa non arriverà mai. L’Italia va peggio di tutti in Europa: è vero, ma è anche quella che ha il maggiore surplus dei conti pubblici. Dovremmo ignirare gli stupidi parametri di Bruxelles e battere i pugni perché la Germania riduca il suo surplus della bilancia (1 ott)

Renzi come Thatcher? Ma no, come Rajoy - Susanna Camusso lo ha paragonato alla “Lady di ferro”, ma quello che il presidente del Consiglio sta cercando di imitare è il leader spagnolo, che con la sua feroce riforma del lavoro ha tacitamente ottenuto di poter sforare clamorosamente il deficit e dunque sostenere la crescita (altro che riforme!) (22 set)

Euro o no: non è questo il punto - Entrambe le posizioni hanno dalla loro argomenti forti. Ma tornare alla lira, anche ipotizzando che non provochi disastri, non risolverebbe nulla senza un cambiamento della politica economica, così come la moneta unica non sarebbe più un problema se l’Europa cambiasse linea. E’ allora quello l’obiettivo su cui concentrare gli sforzi (10 ago)

McKinsey ministero ombra - Il commissario Cttarelli non è il solo ad essere a disagio: nelle questioni legate alla pubblica amministrazione si sta diffondendo in modo pervasivo la presenza della società di consulenza, da cui proviene il più ascoltato consigliere di Renzi, Yoram Gutgeld. A ciò ora si aggiunge la squadra di economisti di supporto a Palazzo Chigi, in prevalenza di orientamento liberista (31 lug)

Se Renzi ascoltasse i gufi - Mentre si procede con riforme che stravolgeranno il nostro assetto istituzionale, la situazione del paese non potrebbe essere più allarmante, ma chi lo afferma viene tacciato di essere un “gufo”. La crescita prevista è già azzerata e non arriverà con queste politiche. Non resta che un’alternativa (18 lug)

Altro che ripresa, Pil a zero anche quest’anno - Le prime previsioni dopo il pessimo dato della produzione industriale a maggio, quelle di Ref, annullano anche i decimali di ripresa. Gli indicatori delle aspettative sono positivi da un anno, ma anche l’ottimismo può poco se mancano le condizioni materiali e il consolidamento di bilancio continua a sottrarre risorse all’economia mentre servirebbe il contrario (16 lug)

Lo shock sciocco di Alfano - Le ricette che propone mirano a favorire la sua potenziale base elettorale e non c’entrano nulla con il rilancio dell’economia, che può arrivare solo se si smetterà di alzare polveroni parlando di crescita ma senza cambiare la politiche di bilancio restrittive. E non basterà certo uno 0,2% di Pil di “flessibilità” (14 lug)

L’arroganza del banchiere anti-euro - Ogni tanto Renzi ne fa una giusta: per la prima volta un premier italiano reagisce alle dichiarazioni derisorie verso l’Italia di un tecnocrate. Anzi, avrebbe dovuto farlo in modo più formale. Il presidente della Bundesbank oltretutto è un anti-europeista e la Merkel lo usa come spauracchio. La partita vera però è su chi sarà il Commissario agli Affari economici: su quello, più che sulla nomina della Mogherini, si dovrebbe riuscire a incidere (4 lug)

Il rischio del "welfare per i poveri" - Sembra deciso che dal prossimo anno i ticket sanitari saranno proporzionati al reddito. Sembra una misura “di sinistra”, ma il rischio è che il nostro sistema di welfare si avvicini sempre più al modello anglosassone, che si occupa solo dei meno abbienti. Così chi non ne usufruisce finisce per percepirlo come un peso e aumentano le pressioni per ridurlo sempre più. Il punto d’arrivo è la privatizzazione quasi completa (21 giu)

Tecnocrati fuori dal coro - Dure critiche alla politica europea dal commissario all’Occupazione Andor: “O rinunciamo al dogma “nessun trasferimento fiscale tra Stati dell’Unione”, o rinunciamo al Modello sociale europeo”. Un anno fa critiche non meno pesanti erano venute dal vice presidente della Bce Constancio (15 giu)

L’uomo di marmo che ci dà la pagella - Colloquio con Marco Buti, che guida la Direzione generale Affari economici della Commissione Ue che sta per rendere noto il nuovo giudizio sull’Italia. Nessun dubbio da parte sua sulla validità della metodologia con cui si esaminano i nostri conti pubblici, e per la disoccupazione una sola ricetta: riforma del mercato del lavoro (1 giu)

Visco, una svolta a metà - Per la prima volta nelle Considerazioni si mette l’accento sulla necessità di un rilancio della domanda interna e si parla dei costi delle politiche restrittive, ma si dice anche che si deve perseguire l’equilibrio del bilancio pubblico. Il deus ex machina sembra dover essere un miglioramento delle aspettative che faccia ripartire gli investimenti (30 mag)

Se Renzi mira in alto - Il trionfo ottenuto alle elezioni, che non ha uguali in Europa oltre che nella nostra storia, dovrebbe essere speso per riguadagnare all’Italia un ruolo da tempo scaduto nell’irrilevanza, tanto più che il disastro subito da Hollande priva la Merkel del tradizionale interlocutore privilegiato. L’obiettivo strategico è cambiare la logica dei trattati, basati su teorie economiche smentite dalla storia (27 mag)

Le elezioni e il tavolo della Merkel - I paesi indicati a modello per le riforme, dall’Irlanda alla Spagna,  hanno avuto e hanno alti deficit pubblici, al contrario dell’Italia. Il modello che si vuole dunque non è l’austerità, ma le politiche di destra su lavoro e welfare. Il voto europeo è un’occasione per rifiutare queste politiche (24 mag)

Lo spread e i trucchi della Bundesbank - I trattati europei vietano alle banche centrali di sottoscrivere titoli di Stato all’emissione. Eppure quella tedesca lo fa da anni (e l’ha fatto anche in quest’ultima asta) aggirando quella regola che pretende che tutti gli altri rispettino. Perché gli altri non fanno lo stesso e nemmeno glielo contestano? (21 mag)

Pil, addio sogni di gloria - Dopo il dato negativo del primo trimestre la crescita prevista dal governo per quest’anno è praticamente impossibile da raggiungere e questo influenzerà negativamente i conti pubblici. Se l’asse Berlino-Bruxelles pretenderà altri tagli non usciremo dal circolo vizioso austerità-tagli-austerità (15 mag)

Come si battono disoccupazione e debito - In Usa il tasso dei senza lavoro è sceso in aprile sotto il 6,5%, l’obiettivo che la Fed aveva annunciato l’anno scorso, e anche il rapporto debito/Pil comincia a calare. In Europa è il contrario e in Italia va (quasi) peggio di tutti. Ma l’evidenza di una politica sbagliata non conta perché la classe dominante persegue un altro scopo (2 mag)

La zuffa grottesca sul decreto-lavoro - Le modifiche apportate dalla commissione Lavoro della Camera sono praticamente irrilevanti e non cambiano un pessimo provvedimento che farà aumentare la precarietà per dare un contentino agli imprenditori e ridurre ancora le retribuzioni, ma hanno dato l’occasione ad Alfano di sollevare un polverone per dare la caccia ai voti di destra (26 apr)

Pareggio di bilancio? Siamo già in attivo - Invece di chiedere un rinvio dovremmo contestare un metodo di calcolo assurdo secondo cui scendendo sotto il 10,8% di disoccupazione si creerebbero tensioni sui salari e sull’inflazione. Secondo i calcoli del Cer se quel tasso fosse portato a un più ragionevole 6,5% (com’era all’inizio della crisi e senza tensioni sui prezzi) saremmo già in avanzo strutturale di un punto di Pil (19 apr)

Salario minimo, l’ultima spallata al sindacato - Sarebbe una misura opportuna per tutti i lavoratori atipici, ma il progetto annunciato dal vice ministro Morando ne fa un grimaldello per scardinare definitivamente il contratto nazionale, cosa che avrebbe come conseguenza un rapido deperimento dei sindacati. Carniti: le organizzazioni della società civile sono fondamentali per la democrazia (17 apr)

Decreto lavoro, una mancia alle aziende - Una nuova spinta alla precarizzazione che si dice di voler combattere e una misura che non favorisce la produttività. Ma perché per decreto, che non avrebbe potuto nemmeno essere usato? Per “compensare” le imprese, prima dell’appuntamento elettorale, di aver destinato le risorse alle buste paga invece di abbattere l’Irap (6 apr)

Il rebus dei 50 miliardi e gli stregoni delle formule - Bisognerà tagliarli o no per rispettare il Fiscal compact? Per evitarlo, dice il governatore di Bankitalia Visco, basterebbe una crescita nominale del 3%. Ma la Commissione, utilizzando metodologie più che discutibili, ci chiede altri tagli che frenerebbero la crescita. Un assurdo circolo vizioso basato su tecnicismi più volte rivelatisi sbagliati (29 mar)

Quanto vale un bravo manager - L’ipotesi di limitare i superstipendi dei manager pubblici divide anche a sinistra. Ma ritenere che l’entità dello stipendio sia il fattore sempre e comunque determinante per selezionare i migliori è un’idea platealmente sballata. Ci sono molti altri fattori che influiscono sulle scelte personali (23 mar)

Stime ipotetiche, sacrifici veri - Renzi vuole spendere 100 miliardi, la Commissione Ue vuole tagli per 2.400. La recente bocciatura dei conti dell’Italia è dovuta essenzialmente alla diversità di stime su variabili come andamento del Pil, inflazione, spesa per interessi. Chi ha ragione? Nessuno può saperlo, visto che tutte le stime degli ultimi anni erano clamorosamente sbagliate. Ma su quella base vorrebbero imporci altri tagli e tasse (17 mar)

La partita più difficile di Renzi - I dieci miliardi distribuiti – un po’ casualmente – in busta paga potranno avere effetti di rilancio dell’economia solo ad alcune condizioni, proprio quelle che Commissione Ue (e Merkel) non apprezzano. Se Renzi vorrà e riuscirà a farle passare potrebbe davvero iniziare la svolta, altrimenti resteremo nelle sabbie mobili (14 mar)

Renzi e i conti senza Bruxelles - La Commissione Ue ha fatto capire chiaramente di non essere disposta a concederci nessun margine di manovra sui conti pubblici: al contrario, ci chiede ancora più rigore. Secondo la linea imposta da Angela Merkel, solo se accettassimo di farci dettare le riforme potremmo avere qualche aiuto (peraltro indeterminato). Accettando cioè di proseguire nella politica del disastro (9 mar)

Il cuneo? Meglio la leva - Tra interventi sul cuneo fiscale, l’Irap e i sussidi di disoccupazione l’impegno è per una cifra imponente, circa 25 miliardi. Ci si potrebbero assumere un milione di persone, il doppio se con mini-job: potrebbe essere la leva della ripresa, molto meglio che questa distribuzione senza obiettivi precisi e senza una strategia di politica economica (2 mar)

La morsa della Merkel - L’Eurogruppo e la Commissione accolgono la proposta tedesca “riforme in cambio di flessibilità nei conti” che la cancelliera aveva annunciato nel suo discorso di insediamento al Bundestag. Così, dopo aver imposto regole di bilancio impossibili da rispettare, si concederanno deroghe, ma solo a chi avrà attuato le riforme dettate da Berlino (20 feb)

Il debito, il P.A.D.R.E. e la zia Angela - Due economisti lanciano una nuova proposta definita “politicamente accettabile” (l’acronimo è P.A.D.R.E.) per la ristrutturazione dei debiti pubblici di eurolandia. L’idea, come altre già avanzate in passato, è buona. Ma si può scommettere che incontrerà la netta opposizione della Germania (15 feb)

Il sindacato e i frammenti ricomposti - Unificare il mercato del lavoro, che mai come oggi è stato così segmentato in cento figure diverse, è un problema che il sindacato discute, ma finora senza uno sbocco definito. Una battaglia per una legge sul salario minimo potrebbe dargli una nuova immagine e favorire un contatto con tutte quelle figure che lo vedono ormai come parte dell’establishment, oltre a restituirgli un ruolo di soggetto politico generale (9 feb)

Vendere Enav è come aumentare le tasse - Fare entrare i privati nei servizi pubblici essenziali significa rinunciare a fornirli al minor costo possibile, perché ai costi di gestione si devono aggiungere i profitti. Inoltre si genera un conflitto d’interesse con gli utenti.Sostenere che la presenza dei privati comporta sempre più efficienza è una posizione ideologica (5 feb)

Electrolux, l’austerità fa un’altra vittima - Ma che costo del lavoro, ma che cuneo fiscale! E’ stato il crollo delle vendite in Italia, conseguenza del calo del Pil e dei consumi, a provocare la crisi aziendale. Il piano proposto per affrontarla taglierebbe orari e salari: se è vero che le paghe scenderebbero non a 7-800 euro, ma solo dell’8%, su quella base si potrebbe trattare (28 gen)

Competitività, oltre il Clup un mondo inesplorato - Si continua a guardare quasi soltanto al costo del lavoro per unità di prodotto, ma i salari pesano in media solo il 15% sul totale dei costi. Nessuno però si preoccupa di confrontare gli altri fattori, mentre in quell’85% ci sarebbero parecchie cose su cui intervenire, dall’energia ai servizi alle imprese ai compensi dei top manager. Tutti settori presidiati da lobby potenti (19 gen)

I voti non sono tutto - Una elaborazione che simula i risultati dei tre sistemi proposti da Renzi attribuendo a partiti e coalizioni i voti effettivamente ottenuti nelle elezioni 2013 mostra che si otterrebbero esiti clamorosamente diversi. E’ la prova che i meccanismi delle leggi elettorali sono determinanti e chiarisce come mai sia così difficile un accordo sulla riforma (14 gen)

I cattivi maestri che affossano l’Italia - Al contrario di opinioni diffuse e ripetute il nostro costo del lavoro non è troppo alto, cambiare i contratti serve a poco, la nostra industria manifatturiera è competitiva a livello internazionale e i conti pubblici non sono il problema più urgente. Eppure è su questi argomenti che si concentrano il dibattito e i provvedimenti dei politici, mentre si dovrebbero affrontare le vere zavorre, peraltro stranote da anni (4 gen)

Also sprach Angela Merkel - Chi pensa che l’ingresso dei socialdemocratici nel governo tedesco possa cambiare qualcosa farà bene a leggere il resoconto del primo discorso della cancelliera al Bundestag dopo la rielezione. Non solo una piena conferma della linea seguita finora, ma anche una riaffermazione che le regole europee devono essere ferree per tutti tranne che per la Germania (21 dic)

Euro, perché serve un “piano B” - La dissoluzione della moneta unica non è probabile, ma resta comunque possibile anche per eventi indipendenti dalle nostre scelte. Discutere, anche a livello istituzionale, di cosa fare in quel caso non potrebbe essere visto come una mossa anti-europea: potrebbe però rafforzare la nostra posizione nelle trattative politiche (16 dic)

Il leader della disperazione - Che Matteo Renzi vincesse la corsa per la segreteria Pd era praticamente certo, ma il come ha riservato una serie di sorprese. E tutto ciò che era imprevedibile prima compone ora un quadro per interpretare meglio l’accaduto (15 dic)

I danni dell’ombra lunga di Berlusconi - La pessima reputazione acquisita dall’Italia fa ancora guai: da un’inchiesta di Goldman Sachs risulta che gli investitori percepiscono le nostre banche come le più rischiose e anche un report Ubs punta il dito sulle sofferenze: Bankitalia cerca di tranquillizzare la City. Intanto i prestiti scendono ancora (12 dic)

Quel Messaggero da battaglia - C’è stato un periodo, negli anni ’70 e ’80, in cui il giornale romano visse una stagione battagliera e indipendente che coincise in buona parte con la direzione di Vittorio Emiliani, che in un libro di memorie racconta tutto, dalla vita di redazione ai retroscena politici di molti avvenimenti importanti (9 dic)

La maggioranza deviante - I controlli delle università romane sulle dichiarazioni reddituali degli studenti hanno mostrato che quasi due su tre erano false. E’ un segnale gravissimo, perché una società democratica si basa sul rispetto volontario delle regole da parte della maggioranza. Ma è ancor più grave il fatto che gli studenti hanno solo imitato i comportamenti delle élite di successo (2 dic)

Europa, sui disoccupati non la batte nessuno - L’analisi di uno strategist della Nomura: nell’ultimo anno la situazione si è rapidamente deteriorata, con il cambio che si è apprezzato di circa il 6% e la disoccupazione più alta rispetto a tutte le altre maggiori economie del mondo. Si profila un nuovo scontro fra Draghi e la Bundesbank (30 nov)

Aiuti all’industria, siamo ultimi in Europa - Gli aiuti di Stato sono generalmente vietati, ma sono ammessi per obiettivi specifici approvati dalla Commissione e gli altri paesi ne erogano dal doppio a quasi il triplo di noi, che da vent’anni non facciamo che ridurli. Il Rapporto Met fa il punto e mette in evidenza un altro fatto: al Sud non va più quasi nulla (25 nov)

Le riforme “inutili” ma inderogabili - Siccome avrebbero effetti insufficienti per ridurre deficit e debito pubblico una serie di provvedimenti, dai costi della politica alle spese per consulenze nella P.A., vengono accantonati, come se i governi avessero il solo obiettivo di rispettare i parametri che derivano dagli impegni europei. Ma nell’Italia della crisi questo è diventato intollerabile (18 nov)

Garantire il reddito? No, il lavoro - Si continua a parlare di “reddito di cittadinanza” o “reddito minimo garantito”. Ma, come già diceva Paolo Sylos Labini più di 30 anni fa, non è all’assistenzialismo che bisogna puntare, ma ad assicurare un lavoro a tutti. Evitando gli errori di esperienze simili, come i nostri “lavori socialmente utili” o i “mini-job” tedeschi (12 nov)

Alla Camera risparmi col trucco - ”Abbiamo tagliato 60 milioni dal nostro bilancio”, dicono i deputati. Ma confrontano i bilanci preventivi 2012 e 2013, quando per lo scorso anno c’è già il consuntivo, cioè i numeri definitivi: e si se prende quella base, com’è logico, non solo i risparmi spariscono, ma la spesa aumenta (9 nov)

I tecnocrati dalla lingua biforcuta - Che non si debba dare valore ufficiale ai giudizi delle agenzie di rating l’ha detto fin dal 2009 la Commissione de Larosière e poi l’ha ribadito il Financial Stability Board allora presieduto da Draghi. Ma il regolamento del Fondo salva-Stati dice che può investire solo in titoli doppia A: così si comprano i Bund tedeschi coi soldi dei paesi in crisi (28 ott)

Il vertice Bundesbank lavora per la crisi - Tra breve la Corte costituzionale tedesca dovrà pronunciarsi sul ricorso contro le decisioni di Draghi presentato dal presidente della Buba Jens Weidmann. Se fosse accolto, come egli sa bene, scatenerebbe di nuovo la speculazione contro i paesi in difficoltà: i leader di questi ultimi non hanno nulla da dire? (28 ott)

Il vincolo esterno e le gambe dei cani - Il premier Enrico Letta afferma che i vincoli di bilancio fanno bene all’Italia, ma la nostra storia dice che i vincoli esterni, anche a causa dell’incapacità delle nostre classi dirigenti, hanno portato più danni che benefici. E allora? Affidarci all’Europa? No: è guidata da leader altrettanto incapaci, se non di più (19 ott)

Berlusconi ha perso, la destra forse no - La vicenda del governo si intreccia con la strada che il Pd deciderà di prendere e quindi con la scelta del suo leader. L’alternativa è proseguire sulla strada delle larghe intese e della “stupida austerità” oppure battersi davvero, soprattutto in Europa, per cambiare questa linea disastrosa (6 ott)

Un galeotto solo al comando - Le vicende seguite alla condanna definitiva dovrebbero aver chiarito a chi ancora non lo ammetteva che il Pdl non è una forza politica, ma un gruppo che persegue soltanto gli interessi del suo capo e come tale è non solo inutile ma dannoso per il governo del paese. Resta da vedere se tutti i gruppi in lotta all’interno del Pd si comporteranno di conseguenza (5 ago)

Il presidente che zittisce il Parlamento - Le Camere non possono dare indirizzi al governo, quando si tratti di una “scelta operativa”. Questo dice il comunicato del Consiglio supremo di difesa, pubblicato sul sito del Quirinale. Dal punto di vista formale questa tesi si potrebbe discutere, ma da quello sostanziale è l’ennesima forzatura che, se accettata, sminuirebbe il ruolo del Parlamento rispetto a presidente e governo (4 lug)

“Per uscire dalla crisi stracciate la Costituzione”
- Un documento di JP Morgan, una delle maggiori banche d’affari del mondo, afferma che le Carte fondamentali dei paesi del Sud Europa “mostrano una forte influenza delle idee socialiste” e impediscono di prendere i provvedimenti necessari, come eliminare le tutele dei lavoratori e “la licenza di protestare”. Di loro sì che possiamo fidarci: senza i salvataggi pubblici sarebbero già falliti due o tre volte (21 giu)

Supermanager, italiani i più pagati d'Europa - Un'ora vale 10 giorni di uno stipendio medio, secondo i calcoli dell’Economist, che stila una classifica con 22 paesi in cui l’Italia si distingue per gli stipendi più alti dei capi-azienda e per una delle più alte differenze rispetto alle retribuzioni dei dipendenti (12 giu)

Il bazooka scarico della Bce - Chi si aspettava provvedimenti della banca centrale per favorire il credito alla piccole e medie imprese è rimasto deluso. Ma non tutti concordano sull'efficacia delle due soluzioni di cui si era parlato, e soprattutto è contraria la Bundesbank. E in ogni caso, come si diceva in politica, "il problema è a monte" (10 giu)

L'uovo del debito e la gallina della crescita - Una nuova smentita alla teoria di Reinhart e Rogoff, secondo cui un alto debito pubblico frena la crescita: è dopo la frenata che il debito sale, afferma David Rosnick esaminando proprio i dati usati dai due. Un altro colpo ai fanatici dell'austerità, che però se ne infischiano (7 giu)

Oggi non si fa crescita, domani sì - L'uscita dalla recessione è di nuovo rinviata, ma il presidente della Bce Mario Draghi non cambia le ricette che hanno dimostrato di essere dannose e insiste sull'austerità, come la Commissione Ue. Continuano a ripetere che la crescita sta per arrivare, ma in arrivo c'è invece il "fiscal compact" che darà il colpo di grazia. L'alternativa c'è, ma è testardamente rifiutata (6 giu)

La Repubblica cambiata da questi? - Dar seguito all'ipotesi di Enrico Letta sull'elezione diretta del capo dello Stato comporterebbe un completo mutamento della struttura istituzionale, che richiederebbe tempo e sarebbe dunque un'assicurazione sulla durata del governo. Ma non si può affidare alla classe politica più screditata della storia repubblicana il compito di rivoluzionare completamente le istituzioni (4 giu)

Pangloss a via Nazionale - Nelle Considerazioni finali del governatore di Bankitalia Ignazio Visco molti (giusti) richiami sui ritardi della politica nazionale, ma nessuna analisi critica della disastrosa strategia anti-crisi europea, come se, secondo le tesi del filosofo inventato da Voltaire, vivessimo "nel migliore dei mondi possibili" (31 mag)

Il Pd e i cattolici "bambini" - Dice Stefano Fassina che Rodotà non avrebbe avuto i voti di molti cattolici del Pd. Torna in primo piano un antico problema sempre rimosso, quello della laicità della politica, perché come si vede le scelte dei "cattolici non adulti" hanno conseguenze rilevanti anche al di là dei temi strettamente etici (11 mag)

Bundesbank, siluro alla stabilità - Fatta filtrare la notizia di un ricorso della banca centrale tedesca alla Corte Costituzionale contro la politica della Bce che ha fermato la speculazione contro l'euro: secondo la Buba è illegittima e pericolosa. Per ora la necessità di investire l'enorme liquidità sui mercati ha avuto la meglio e gli spread sono rimasti stabili, ma in prossimità della decisione la speculazione potrebbe tornare a colpire (2 mag)

Se fossimo europei nell'evasione - I dati Ocse ci collocano ai vertici di questa poco onorevole classifica. Se le tasse non pagate scendessero alla media fatta su cinque paesi (Germania, Francia, Regno Unito, Danimarca e Olanda) incasseremmo 80 miliardi in più e oltre a rispettare gli accordi imposti dall'Europa potremmo rilanciare l'economia (24 apr)

Consulenze, uno spreco evitabile - Le spese per gli incarichi ad esterni della pubblica amministrazione risultano di circa 3 miliardi, ma in realtà sono di più se si considerano alcune fattispecie non rilevate e le tante vertenze che ingolfano la Corte dei Conti. Le leggi per contenerle non hanno funzionato, consentono varie scappatoie. Eppure ci sarebbe un rimedio semplice (12 apr)

La pandemia dell'austerità - La Commissione Ue dice di temere che gli squilibri dell'Italia possano contagiare il resto d'Europa, ma poi stila una lista di "malati" che ormai è più lunga di quella dei sani. Non le viene il dubbio che la politica europea sia sbagliata? Nella lista manca la Germania, ma dovrebbe esserci: invece viene graziata da una regola piuttosto singolare (10 apr)

Medice, cura te ipsum - Le prime parole di un Papa sono spesso indicative del programma del suo pontificato. Così è stato per Wojtyla "il conquistatore" e per Ratzinger "il filosofo". L'esordio di Bergoglio farebbe pensare a un programma che mette al primo posto la riforma della Chiesa, puntando sulla sobrietà (la scelta del nome) ma soprattutto - forse - rivoluzionandone il governo (15 mar)

Bce, errori veniali e errori mortali - Nuovo spostamento in avanti per l'inizio della ripresa, come è già successo più volte. Ma sbagliare le previsioni è un errore veniale: quello "mortale", anche per l'economia dell'Eurozona, è continuare a insistere sulle politiche di austerità quando persino il Fondo monetario ha fatto retromarcia (7 mar)

Chi più spende meno s'indebita - Tagliare la spesa pubblica per ridurre il debito è uno dei mantra più ripetuti del pensiero economico dominante. Ma sono sempre di più gli economisti che denunciano che è un'idea profondamente sbagliata e ora un esercizio econometrico del Fondo monetario mostra risultati stupefacenti (1 mar)

Lo strabismo di Confindustria - Solo nelle ultime pagine "Italia 2015", il documento con le proposte per rilanciare la crescita, si occupa dell'organizzazione e del costo dei servizi. Eppure le tanto ricercate competitività e produttività dipendono per una parte importante da quello, come affermano studi Ocse e Bankitalia. Meglio prendersela con i lavoratori che con lobby potenti? (24 gen)

Bernanke il rivoluzionario - La crisi che non passa sta incidendo profondamente anche sul ruolo delle banche centrali e sulle loro strategie e i dogmi degli ultimi trent'anni vengono rimessi in discussione. La Fed, in particolare, per la prima volta ha indicato un obiettivo numerico sulla disoccupazione. Solo in Europa innovazioni quasi a zero (14 gen)

L'impossibile imbroglio di Silvio il ballista - "Le regole europee sul Pil non tengono conto che in Italia c'è l'economia sommersa, quindi il vero rapporto debito/Pil è sotto il 100%". Berlusconi l'ha ripetuto più volte, ma è una castroneria: è dal 1987 che l'Istat, con un metodo adottato poi anche all'estero, comprende nel calcolo una stima del settore irregolare (10 gen)

Precari di Stato, una vergogna “all’italiana” - Nella pubblica amministrazione ci sono ben 260.000 dipendenti precari: uno scandalo per un comparto che fornisce servizi previsti dalle leggi e non è soggetto alle oscillazioni del mercato. Ma i precari sono serviti a tutti: ai politici per il clientelismo, ai dirigenti per aggirare i blocchi del turn over, ai sindacati che guidano le rivendicazioni alla stabilizzazione. Tanto il conto alla fine lo pagano sempre i più deboli, cioè loro (5 dic)

Giovani e lavoro, strategia per un disastro - La drammatica situazione attuale è il risultato delle numerose riforme del lavoro e delle pensioni varate negli ultimi vent’anni. La previdenza andava riformata, ma affrontando anche gli effetti collaterali. E tutta la flessibilità introdotta nell’impiego non ha prodotto occupazione, anzi. I dati che sfatano le affermazioni demagogiche (30 nov)

Stretta, il peggio che verrà - Un grafico contenuto in uno studio dell’Ocse ci fa vedere che le nostre manovre per l’aggiustamento dei conti nel quadriennio 2012-15 sono le più pesanti in Europa dopo quelle di Grecia, Irlanda e Portogallo. Questo aggraverà la crisi di domanda, con un mercato interno già ai minimi e la domanda estera che dà segni di cedimento 
(21 nov) 

La destra alla conquista della sinistra - Le forze politiche di destra presenti oggi sono una corte dei miracoli ripudiata persino da chi per tanti anni le ha votate. Ma questi elettori hanno ora trovato in Matteo Renzi un possibile rappresentante e potrebbero fargli vincere le primarie e conquistare il Pd. Se accadesse sarebbe la fine di qualsiasi prospettiva progressista 
(13 nov)

Gli astrologi dell'economia
- Anche nei templi dell’ortodossia economica, come l’Fmi, comincia a farsi strada la consapevolezza che le politiche di auterità non solo non risolvono la crisi, ma la aggravano. Il problema è grave in tutta Europa e certamente in Italia, dove si insegue il feticcio del pareggio di bilancio senza occuparsi della crescita (5 nov)

La verginità perduta di fraulein Buba - ”La Bce non deve comprare titoli pubblici, sarebbe come stampare moneta”, tuona il presidente della Bundesbank Jens Weidmann. Ma dimentica che anche la sua banca l’ha fatto in passato, giustificandosi proprio con le stesse motivazioni espresse da Draghi a Londra (27 ago)

Il dottor Draghi e mister Buba - L’uomo che ha presieduto il Consiglio Bce del 2 agosto era lo stesso che ha annunciato a Londra “faremo tutto il necessario per salvare l’euro” o il suo doppio germanizzato? La Banca centrale ha avallato la linea di Berlino, seguendo la quale chi chiede aiuto in pratica si suicida e per di più compie un suicidio inutile; e, in secondo luogo, il peso dell’aggiustamento graverebbe solo sui paesi in difficoltà, mentre anche i più forti devono fare i “compiti a casa” (6 ago)

Guarda i muscoli del capitano - Appena Mario Draghi ha dichiarato con decisione che la Bce è pronta “a fare tutto quello che serve” i mercati hanno invertito la rotta, con una forte discesa dello spread e il decollo delle Borse. A dimostrazione che non serve sparare se è credibile che lo faresti: ed è credibile perché sul fronte dei “falchi” la Germania è ormai rimasta sola. Resta però l’incognita della Corte Costituzionale tedesca (26 lug)

I Piigs aiutano Frau Merkel - La crisi, che il comportamento tedesco alimenta, spinge i capitali verso i paesi la cui moneta si rivaluterebbe in caso di rottura dell’euro, che così finanziano il loro debito guadagnandoci senza dover subire un apprezzamento del cambio. Così loro stanno meglio e gli altri sempre peggio. “Salvare i paesi spreconi coi soldi dei tedeschi”? Non è così. La soluzione ci sarebbe, ma bisogna volerla attuare (16 lug)

Rating e previsioni, bar sport sui mercati - Tutti contro le agenzie, ma il bersaglio è sbagliato: bisognerebbe prendersela con le istituzioni, come la Bri e la Bce, che continuano ad attribuire un valore operativo a giudizi che sono basati su ipotesi e che spesso non hanno un’attendibilità superiore alle chiacchiere da bar (13 lug)

La Bce pensa ai salari invece che alla finanza - Il Bollettino afferma esplicitamente che i salari sono già scesi, ma non abbastanza, e solo questo può far ridurre la disoccupazione. La Banca centrale insiste dunque su una ricetta bocciata da un gran numero di autorevoli economisti e soprattutto dai fatti. Non sembra preoccuparsi, invece, delle riforme proprie dei suoi compiti, quelle per il controllo della finanza (12 lug)

Se otto ore vi sembran poche... - Se si lavorasse una settimana in più a parità di salario guadagneremmo un punto di Pil, sostiene il sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo. Reazioni: bocciatura all’unanimità, persino da Confindustria. Perché, a parte il fatto che il nostro orario è già tra i più lunghi, per essere più competitivi serve altro - A seguire: colloquio con Stefano Dolcetta, vicepresidente Confindustria (6 lug)

Un governatore meno “tedesco” - Ignazio Visco si schiera ufficialmente a favore di un fondo europeo a cui gli Stati conferiscano parte dei debiti pubblici e caldeggia vari provvedimenti finora ostacolati dai tedeschi. E’ questa la parte più interessante delle Considerazioni finali di quest’anno (31 mag) 

Lo Stato non paga, non ispeziona e non riscuote - Secondo i dati dello stesso ministero dopo il 2007 il numero delle ispezioni nelle aziende è crollato e così i contributi recuperati, che del resto non superano mai il 20% dell’accertato. Così da un lato non si pagano i fornitori, dall’altro non si recupera l’evasione. Nelle aziende ispezionate i lavoratori irregolari sono in media il 40% (3 mag)

Il 18 è un numero dispari - L’importanza del famoso articolo non è pari per tutti: conta poco o nulla dal punto di vista macroeconomico, ma è fondamentale per la condizione dei lavoratori. Tanto che varrebbe la pena di proporre uno scambio: salari più bassi (tanto, con la politica europea, scenderanno comunque) in cambio della rinuncia alla parte più critica in tema di lesione dei diritti (30 mar)

Premier sulla scheda, un triplo errore - L’accordo che i segretari dei tre partiti che sostengono il governo hanno detto di aver raggiunto sulla riforma elettorale è un pastrocchio peggiore del sistema attuale, che sembra abbandonare il bipolarismo – il che non sarebbe un male – mantenendo però uno degli aspetti più sbagliati: l’indicazione del leader viola le prerogative di Quirinale e Parlamento. Ma forse è la solita finta (28 mar)

Non tutte le scissioni vengono per nuocere - Le divisioni nel Partito democratico non sono frutto di una normale dialettica, ma di due filosofie politico-sociali incompatibili. La vicenda del mercato del lavoro, che le ha di  nuovo fatte emergere chiaramente, dovrebbe essere l’occasione per scegliere una delle due strade, lasciando che chi non è d’accordo segua il suo percorso altrove (23 mar) 

L’obiettivo indicibile - Mario Monti ed Elsa Fornero parlano di giovani e flexicurity, ma quello che veramente si vuole ottenere non si può dire perché politicamente indigeribile: devono scendere i salari, perché questo prevede la linea europea imposta da Angela Merkel: una strategia sbagliata che farà enormi danni. L’articolo 18 sarà di fatto eliminato e licenziare sarà facile (20 mar)

Competitività, le tasse fanno male? - Certo, se se ne pagano più degli altri bene non fanno. Ma da una classifica Ocse sulla tassazione delle imprese in rapporto al Pil non emerge una relazione chiara. Evidentemente altri fattori contano anche di più (7 mar)

Draghi e Ocse, le ricette separate dai fatti - Le tecnostrutture all’attacco. Prima il presidente della Bce, poi un rapporto dell’organizzazione parigina, dettano ricette anticrisi molto simili e con una caratteristica specifica: non c’entrano nulla con i fattori che la crisi l’hanno provocata e continuano ad alimentarla. Di più: di quei fattori non parlano proprio (24 feb)

Governo, la flex senza security - Anche se in seguito c’è stata una parziale retromarcia, il ministro Elsa Fornero ha prefigurato una riforma del mercato del lavoro dove si dà via libera ai licenziamenti, si abolisce in gran parte quello che è al momento l’unico ammortizzatore sociale e per i nuovi si rinvia a un futuro indeterminato (24 gen)

Pomigliano sale sul treno - Nella bozza del decreto sulle liberalizzazioni si elimina l'obbligo per le imprese ferroviarie di osservare i contratti nazionali. Era stata promossa dal sottosegretario Catricalà, quando era presidente dell’Antitrust, per favorire l’ingresso sul mercato di Ntv, la società di Montezemolo, Della Valle, Sncf, Banca Intesa. Anche se Ntv ha già firmato un contratto viene ora riproposta quella norma che potrebbe avere effetti disastrosi per i lavoratori (19 gen)

Le imprese: l'art. 18? Non ci interessa - Sul campione di 100.000 aziende dell'indagine Unioncamenre nessuno cita questo motivo per le mancate assunzioni. Anche le statistiche storiche dicono che lo Statuto dei lavoratori non ha frenato l'ccupazione. Il problema emerge per quel che è: un'istanza di destra (23 dic)

L’articolo 18 tra fatti e propaganda - Incredibilmente, mentre l’economia crolla si torna a proporre l’abolizione della garanzia contro i licenziamenti senza giusta causa. E la campagna “abolizionista” è infarcita di mistificazioni e a volte addirittura di menzogne, che è facile confutare (20 dic)

La trappola europea - L’accordo imposto al vertice di Bruxelles da Angela Merkel è tutto concentrato sul controllo dei conti pubblici degli Stati membri, senza un disegno per affrontare la crisi con uno sforzo comune. Ma la politica basata sui soli tagli è sbagliata, lo dice persino un documento riservato della Troika (Ue-Bce-Fmi) sul disastro fatto con la Grecia. Stare in questa Europa ci condanna a non crescere, ma uscire dall’euro farebbe danni enormi. Se non cambia qualcosa, avremo un lungo inverno (9 dic)

Industriali: prendi i soldi e non investire - Gli sconfortanti risultati di una ricerca: da un decennio le imprese hanno quasi smesso di fare investimenti e ridotto gli ammortamenti, tanto che i nostri impianti devono durare più di 26 anni, il doppio dei concorrenti esteri. In compenso hanno distribuito dividendi anche quando non c’erano gli utili pagando molto più della media internazionale  (11 ott)

I dilettanti dell'austerity - I leader europei hanno rimediato alle decisioni clamorosamente sbagliate di un anno fa sulla Grecia. Un errore costato assai caro non solo ad Atene, ma a tutta la zona euro. Quanto ci vorrà perché capiscano che un errore analogo è quello di puntare, per tutta l’Europa, sugli aggiustamenti di bilancio senza preoccuparsi della crescita? (22 lug)

Privatizzazioni? Elogio del clientelismo - Ce le chiede perentoriamente l’Unione europea, le pretendono i mercati, sono previste nella manovra economica. Ma è davvero una buona idea? Bisognerebbe riflettere sul fatto che se l’Italia è diventata una delle prime economie mondiali è grazie all’intervento pubblico (14 lug)

Il decennio perduto dal berlusconismo - Nella sua ultima relazione da governatore di Bankitalia Mario Draghi, nonostante un sapiente bilanciamento fra passaggi critici e apprezzamenti, condanna senza appello la politica degli ultimi dieci anni e i “tagli orizzontali” di Tremonti. E sulla linea che seguirà alla Bce lascia pochi dubbi: vestiremo alla tirolese (31 mag)

Se allo statistico serve il batiscafo
- Sull’economia sommersa circolano le stime più varie. C’è persino chi sostiene che in Italia valga un terzo dell’economia, ma è una tesi che fa a pugni con la realtà: per convincersene basterebbe dare un’occhiata alla composizione del Pil (3 mag)

Il rebus tra debiti e crescita - La crisi fa impennare del 37,6% i debiti pubblici dei paesi del G20 al 2015. Che fare? Ne hanno discusso il Director of  Fiscal Affairs dell’Fmi Carlo Cottarelli e alcuni autorevoli economisti. Le strategie sono controverse e per l’Italia il sentiero da seguire è stretto e difficile. L’emissione di euro-bond potrebbe sostenere la exit strategy (25 gen)

Crisi, chi paga il conto - Le conseguenze di un danno dovrebbero ricadere su chi l’ha provocato. Ma non è quello che sta avvenendo. E anche le ricette dell’ultimo Bollettino della Bce insistono soprattutto su un fattore: i salari. E ancora non ci sono misure per evitare che il disastro si ripeta (13 mag)

Tobin tax, dai no-global al G20 - Nel vertice in Scozia  il premier inglese Gordon Brown ha proposto di tassare le transazioni finanziarie. Un’idea avanzata nel 1972 dal premio Nobel James Tobin, poi fatta propria dai movimenti internazionali per combattere la povertà. Ma “la fantasia al potere” è durata poche ore (7 nov)

Troppa flessibilità fa male ai muscoli - Di che cosa si parla quando si discute di posto fisso? I discorsi degli imprenditori e di molti economisti sottintendono una realtà inesistente, ossia che l'impresa non abbia possibilità di dosare il fattore lavoro secondo le esigenze produttive. Sarebbe invece più utile, guardando alla storia del XX secolo e degli ultimi 30 anni in particolare, chiedersi se la flessibilità non sia nociva per l'economia in generale e anche per il funzionamento delle imprese (5 nov)

I giorni dell’Irap - Pessima, anzi ottima: le ragioni di chi vorrebbe abolire un’imposta sulle imprese odiata fin dalla sua introduzione e le repliche di chi la difende, spiegando la logica di quegli aspetti che gli accusatori considerano assurdi, come il fatto che bisogna pagarla anche se il bilancio chiude in rosso (22 ott)

Emigriamo in Tunisia - Un’altra delle solite classifiche di fonte “autorevole”: stavolta è il World Economic Forum che ci colloca al 48° posto (su 133 paesi) nella graduatoria della competitività. Meglio di noi si piazzano l’Islanda e il Cile, la Lettonia e la Tunisia, dove, secondo il Rapporto, le popolazioni hanno “migliori opportunità”. Ma c’è poco da ridere: queste castronerie hanno uno scopo (8 sett)

L’Ocse e i conti senza le tasse - L’organizzazione ha diffuso una studio in cui confronta i sistemi previdenziali dei paesi membri e  da cui risulta che l’Italia spende in rapporto al Pil il doppio della media. Ma la metodologia utilizzata (anche da altre istituzioni sovranazionali e nazionali) si presta a parecchie obiezioni (23 giu)

Cronache del dopo-bolla
- Le analisi sulla crisi e le proposte del Nobel Stiglitz, del banchiere Masera, dell'economista Spaventa e del direttore dell'Abi Zadra. L'economista americano: "Basta con le mega-banche". L'impazzimento della finanza e le nuove regole da adottare (7 mag)

Il Cavalier Multivac - L’idea di Berlusconi di far votare in Parlamento solo i capigruppo (dieci persone, su mille parlamentari!) fa tornare alla mente il racconto di fantapolitica di un celeberrimo scrittore e scienziato americano, Isaac Asimov (11 mar)

Previsione e rassicurazione - Tutti i grandi centri che formulano previsioni affermano che nel 2010 ci sarà la ripresa. Ma che credibilità ha una previsione a un anno, visto che gli stessi soggetti continuano a correggere in peggio le stime da un mese all'altro? Il fatto è che a cercare di rimediare alla crisi sono gli stessi che hanno contribuito a provocarla (10 mar)

Pio XII più laico di Berlusconi - In un discorso ai medici cattolici del 1957 escludeva che in casi come quello di Eluana si possa parlare di eutanasia e ribadiva il diritto del malato o dei familiari di rifiutare cure non ordinarie. Quanto al momento della morte, "la risposta non può derivare da alcun principio religioso e morale e, per tale aspetto, essa non cade sotto la competenza della Chiesa" (9 feb)

Le pagelle di chi ha sbagliato tutto - L’Italia è in coda alla classifica della libertà economica, scrivono tutti i giornali. E chi l’ha stilata questa classifica? I signori della Heritage Foundation, i capostipiti dei principi neo-con e ultra liberisti ai quali dobbiamo l’attuale disastro dell’economia mondiale (13 gen)

Un fallimento liberista - A portare alla bancarotta i giganti dell'auto Usa sono stati anche, e in modo determinante, i deficit dei Fondi aziendali pensionistici e sanitari. La società ha chiesto ai privati i servizi di welfare che lo Stato non fornisce, e questo è il risultato (12 dic)

La crisi di inizio secolo - Sarà probabilmente ricordata così, come quella degli ultimi anni dell’800 che è invece “la crisi di fine secolo”. Le riduzioni di tassi e i piani di aiuto dei governi sono terapie di sostegno, ma la guarigione richiederà anni, perché devono essere riassorbiti fortissimi squilibri dell’economia mondiale (4 dic)

Perché è sbagliato detassare Stachanov - Il governo replica il provvedimento di detassazione per i premi di produttività. Che però non serve allo scopo dichiarato (aumentare la produttività, appunto), ma a ridurre il costo del lavoro e dare più libertà agli imprenditori nella gestione del salario (28 nov)

Ocse, pressione fiscale e pressione politica - L’organizzazione ha diffuso i dati della consueta classifica e l’Italia risulta al sesto posto. Sono stati due ricercatori della stessa organizzazione a dimostrare in uno studio che per calcolare in modo corretto la pressione fiscale bisognerebbe considerare altri fattori. Ma si continua a non tenerne conto (15 ott)


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 Europa Riduci

La sfiducia a Corbyn
I killer
della Terza via



Brexit, ma quali giovani
e quali laburisti...

I blairiani del Labour tentano l'affondo contro Corbyn affermando che i loro elettori non hanno seguito le indicazioni del partito, ma secondo YouGov ben il 68% l'ha fatto. E il proclamato europeismo dei giovani si scontra con un'indagine Sky Data: solo poco più di un terzo tra 18 e 24 anni ha votato
Vedi anche:
Inglesi, fateci un regalo: uscite 

Gli apprendisti stregoni dell'austerità


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 Politica Riduci

Marc Lazar 
Marc Lazar,
intellettuali
che sbagliano

Lo storico e politologo francese parla di "tre sinistre" in Europa, una delle quali sarebbe quella che da Tony Blair arriva a Renzi e Valls: che però hanno abbracciato completamente il liberismo, e dunque non si possono più definire "sinistra". Così come non si può dire che l'altra componente persegue " la grande alternativa al capitalismo"

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 Affari Riduci


Volete le Olimpiadi?
Pagatevele!

I cori sempre pronti a levarsi per criticare l'intervento dello Stato sono invece del tutto ammutoliti per la candidatura di Roma alle Olimpiadi, che comporterebbe un esborso di soldi pubblici difficile da prevedere. Sarà perché pagherebbero i contribuenti, ma qualcuno ci guadagnerebbe e anche bene? Se i privati sostengono che i Giochi sono un affare, i soldi ce li mettano loro

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 Europa Riduci

Ignazio Visco 
Bankitalia, l'Ignazio
(timidamente) furioso

Mai finora nelle Considerazioni di un governatore di Bankitalia si erano viste così tante e specifiche critiche alla politica europea. O meglio, a come la condizionano la Germania e i suoi alleati, perché anche Visco e chi come lui  è omogeneo all'orientamento di fondo ha capito che l'egoismo di Berlino sta distruggendo l'Unione

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 Politica Riduci

 Marco Pannella
Pannella, radicale
nel bene e nel male

Liberista in economia e fautore dello Stato minimo, pronto ad allearsi anche con Berlusconi pur di realizzare i suoi progetti, ha avuto il grande merito di imporre le lotte per i diritti civili che la sinistra ignorava. Una personalità d'eccezione tra battaglie sacrosante e altre discutibili

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 Teorie economiche Riduci

Gli economisti
della mezza stagione

I luoghi comuni sono concetti diffusi e familiari che però non hanno riscontro nella realtà. Nel discorso economico ce ne sono molti e contribuiscono al proseguimento di politiche sbagliate. Un libro a cura di Amedeo Di Maio e Ugo Marani si propone di smontare i più diffusi

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 Politica economica Riduci

Antonio Fazio
Fazio: "Aveva
ragione Varoufakis"

In due lunghi articoli l'ex governatore, dopo un excursus storico e alcuni retroscena sulla fase di preparazione dell'euro, esprime un pesante giudizio negativo sulle attuali politiche europee e conclude che si sarebbe dovuto ascoltare l'ex ministro greco

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 Economia Riduci

 
Economist e Fortune:
salari troppo bassi

Il settimanale britannico osserva che la produttività è in calo da 40 anni in tutto il mondo e dopo aver scartato varie ipotesi si chiede "se il legame tra bassa produttività e bassi salari non funzioni in entrambi i sensi". La rivista Usa racconta di McDonald's che dopo aver concesso aumenti ha invertito il trend negativo delle vendite

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 Politica economica Riduci


Flessibilità
per cosa?

Il governo sta pensando a una nuova riduzione del cuneo fiscale, una scelta che si inserirebbe in una logica di politica economica sbagliata da vari punti di vista. Non è puntando sulla riduzione del costo del lavoro, sulla distribuzione di pochi soldi che dovrebbero alimentare i consumi e sulle scarse e mal impiegate risorse concesse dalle regole europee che si supera la stagnazione

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 Ricordo Riduci

Marcello De Cecco
Addio a De Cecco,
un'altra voce
che ci mancherà


E' stato uno dei migliori economisti del secolo. Un ricordo di quando cominciò a collaborare con Affari & Finanza: in occasione del referendum francese su Maastricht gli chiedemmo di immaginare che sarebbe accaduto se avessero vinto i "no". Riproponiamo il link a quell'articolo

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 Politica economica Riduci


Debito italiano
a rischio, anzi
il più sostenibile

Tre valutazioni della nostra situazione danno risultati diversi e per qualche aspetto opposti. Come mai? dipende dalle scelte metodologiche di chi stila queste classifiche, che non servono a prevedere ma a orientare e sono, a ben vedere, la continuazione della politica con altri mezzi

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 Scuola Riduci

Ti insegno
l'ignoranza

In un libro di testo di storia per la terza media ci sono in un solo paragrafo superficialità, falsità, errori e giudizi demenziali. Pare che sia molto diffuso, e non stupisce: lo pubblica Mondadori, il maggiore editore italiano, per cui l'autrice ne ha scritti altri 31. Se roba del genere può circolare nella scuola dell'obbligo, decisamente c'è un grosso problema

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 Stato sociale Riduci

Tito Boeri

 

Pensioni, le riforme
che Boeri
non propone

Da 25 anni si continuano a fare interventi e aggiustamenti, e altri sono in programma, ma nessuno sembra ricordarsi di un aspetto fondamentale per un sistema a ripartizione, finora disatteso: tutti dovrebbero essere assicurati presso un unico istituto e con le stesse norme. Invece sopravvivono sistemi di categoria che quando andranno in deficit ne scaricheranno il peso sulla collettività 

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 Lavoro Riduci

Giuliano Poletti
Se otto ore
vi sembran vecchie

Secondo il ministro Giuliano Poletti l'orario di lavoro è ormai "un attrezzo vecchio" e la retribuzione va definita anche misurando "l'apporto dell'opera". Ma in molti impieghi l'orario già oggi ha solo un valore formale, quindi il riferimento dev'essere a quelli dove non è così, ossia la gran massa dei subordinati. Un'ipotesi che riporta al cottimo e alla contrattazione individuale

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 Mondo Riduci

Immagine dal film "Il dottor Stranamore"
Contro l'Isis
ci affidiamo
a Stranamore

Dopo un enorme cumulo di errori e ipocrisie la soluzione dei paesi "avanzati" e democratici è quella di buttare le bombe. Magari ormai un po' ce ne vogliono, ma si sa che non risolvono nulla. Nell'intreccio di problemi economici e geopolitici quello che conta è soprattutto una cosa: la guerra è uno dei business più appetitosi

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 Finanza Riduci

L'Italia sull'orlo
dell'abisso

Le proposte tedesche si trasformano praticamente sempre in regole europee. Le due di cui ora si parla, che riguardano i titoli di Stato detenuti dalle banche, accelererebbero la nostra fine come paese avanzato. Renzi e Padoan sembrano averlo capito, ma la linea di resistenza che stiamo sostenendo non è detto che abbia successo

Vedi anche:
Adesso pagano per
prestarci i soldi


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 Europa Riduci

Jeremy Corbyn
Labour, addio alla truffa della Terza via
L'elezione a segretario di Jeremy Corbyn mostra che la base e i quadri del partito hanno scelto con decisione di abbandonare il blairismo, che altro non è stato che una resa all'ideologia dominante neoliberista. Lo stesso avrebbero fatto poi gli altri partiti socialisti europei. Un suicidio del Labour, come sostengono tanti opinion maker? Ma no, il suicidio era stato quello di Blair

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 Stato sociale Riduci

Spesa sanitaria nei paesi Ocse
Lasciateci almeno
la salute

Il governo vuole tagliare 7 miliardi di spesa sanitaria entro il 2017: ma è già piuttosto bassa nei confronti Ocse e Ue e dal 2010 è scesa in termini reali, mentre aumentava nel resto del mondo. Se poi i criteri sono quelli delle recenti norme sulle analisi, stiamo freschi...

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 Europa Riduci

La convergenza dei parametri in Europa
La Germania,
Sansone e i Filistei

Secondo l'economista Daniel Gros l'egemonia tedesca sull'Europa sta per finire e questo porterà al lassismo e al blocco delle riforme strutturali, spingendo Berlino a uscire dall'euro. Lui si preoccupa per quella che potrebbe essere la soluzione di molti guai invece di interrogarsi sui crescenti problemi economici e sociali dell'Unione. Ma il problema vero è che probabilmente il gigante europeo trascinerà tutti nella stagnazione

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 Stato sociale Riduci

Cameron rottama
Bismarck,
pensione fai-da-te

Il leader inglese, dando la possibilità di riscuotere  in contanti a 55 anni i soldi accumulati per la pensione, rovescia definitivamente i principi che hanno ispirato la costruzione della previdenza pubblica fin dai tempi del cancelliere Bismarck. Ma la City sarà di certo soddisfatta

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 Lavoro Riduci

Costo del lavoro 2014
Lavoro e salari,
il già noto ignorato

Puntuali anche quest'anno i dati Eurostat ripetono che il nostro costo del lavoro è tra i più bassi dei paesi comparabili, nonostante che il cuneo fiscale sia tra i più alti. Se dunque dobbiamo essere più competitivi non ha senso insistere su quel fattore o sulle regole: la produttività si aumenta con gli investimenti. Intanto i dati Istat hanno sgonfiato i trionfalismi sull'occupazione

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 Stato sociale Riduci


Buoni-scuola,
tre motivi per dire no

Non solo la qualità delle scuole private è inferiore, non solo sottraendo altre risorse all'istruzione pubblica, dove già spendiamo meno di tutta Europa, la si condanna al degrado e a diventare un "servizio per poveri". Soprattutto, un incentivo alle scuole "identitarie" distruggerebbe il più potente strumento di integrazione per la nostra società ormai multiculturale e multireligiosa

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 Sul blog di Rep Riduci


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 Politica Riduci

La Grecia, le riforme
e il giallo della tabella

Pubblicata e poi scomparsa dal rapporto Ocse Going for growth una tabella da cui risulta che Atene ha fatto più riforme di tutti. Era “inopportuna” nella fase decisiva della trattiva europea? Un altro grafico mostra gli enormi tagli alla spesa greca e il diverso trattamento riservato alla Spagna, a conferma del carattere politico della linea imposta dai tedeschi

Vedi anche:
Bruxelles corregge
i "compiti a casa"


Aceto agli assetati

Grecia, l'invasione
di campo della Bce


L'altra ipotesi
dietro la mossa della Bce

La Versailles
della Grecia


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 Politica economica Riduci

L'andamento del costo del lavoro in alcuni paesi Ue
Il tedesco che incarna
l’Europa egoista

Hans-Werner Sinn, uno degli economisti tedeschi più importanti, in una polemica con Francesco Saraceno dice di sostenere che per superare la crisi occorre più inflazione nel suo paese, ma poi nei suoi scritti spiega che la Germania non è disposta ad accettarla. E si lamenta persino dei tassi Bce “troppo bassi” che danneggerebbero i suoi concittadini

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 Politica economica Riduci

Pil a picco,
fare più deficit
o morire

Non basta nemmeno il 3%: finché il saldo primario continua a sottrarre risorse a un’economia agonizzante la ripresa non arriverà mai. L’Italia va peggio di tutti in Europa: è vero, ma è anche quella che ha il maggiore surplus dei conti pubblici. Dovremmo ignorare gli stupidi parametri di Bruxelles e battere i pugni perché la Germania riduca il suo surplus della bilancia
Il dopo-manovra:
Def, litigare per niente

Finalmente l'Italia contesta (un po') la Ue


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 Politica economica Riduci

Jean-Claude Juncker
Italia grandi affari:
dà 8 miliardi
e ne riceve 2

A un anno dal suo annuncio il Piano Juncker, oltre alla pretesa di rilanciare la crescita con risorse irrisorie, è ancora lontano dal diventare operativo, anche se sono stati annunciati i primi finanziamenti: l’Italia, che contribuisce con 8 miliardi, ne avrà 2. E il resto non è sicuro

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 Sindacato Riduci

Bonanni, l'uomo
della divisione

Mia breve intervista a Rai News 24 sulla vicenda delle dimissioni, sul bilancio della sua leadership e sulla Cisl

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 Politica economica Riduci

Euro o no: non è questo il punto
Entrambe le posizioni hanno dalla loro argomenti forti. Ma tornare alla lira, anche ipotizzando che non provochi disastri, non risolverebbe nulla senza un cambiamento della politica economica, così come la moneta unica non sarebbe più un problema se l’Europa cambiasse linea. E’ allora quello l’obiettivo su cui concentrare gli sforzi

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 Politica economica Riduci

Pareggio di bilancio?
Siamo già in attivo

Invece di chiedere un rinvio dovremmo contestare un metodo di calcolo assurdo secondo cui scendendo sotto il 10,8% di disoccupazione si creerebbero tensioni sui salari e sull’inflazione. Secondo i calcoli del Cer se quel tasso fosse portato a un più ragionevole 6,5% (com’era all’inizio della crisi e senza tensioni sui prezzi) saremmo già in avanzo strutturale di un punto di Pil

Vedi gli sviluppi:
L'ultima speranza
contro la crisi infinita

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 Stato sociale Riduci


Il rischio del "welfare
per i poveri"

Sembra deciso che dal prossimo anno i ticket sanitari saranno proporzionati al reddito. Sembra una misura “di sinistra”, ma il rischio è che il nostro sistema di welfare si avvicini sempre più al modello anglosassone, che si occupa solo dei meno abbienti. Così chi non ne usufruisce finisce per percepirlo come un peso e aumentano le pressioni per ridurlo sempre più. Il punto d’arrivo è la privatizzazione quasi completa

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 Politica economica Riduci

Marco Buti
L’uomo di marmo
che ci dà
la pagella

Colloquio con Marco Buti, che guida la Direzione generale Affari economici della Commissione Ue che sta per rendere noto il nuovo giudizio sull’Italia. Nessun dubbio da parte sua sulla validità della metodologia con cui si esaminano i nostri conti pubblici, e per la disoccupazione una sola ricetta: riforma del mercato del lavoro

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 Politica Riduci

Le elezioni
e il tavolo
della Merkel

I paesi indicati a modello per le riforme, dall’Irlanda alla Spagna,  hanno avuto e hanno alti deficit pubblici, al contrario dell’Italia. Il modello che si vuole dunque non è l’austerità, ma le politiche di destra su lavoro e welfare. Il voto europeo è un’occasione per rifiutare queste politiche

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 Politica economica Riduci

La sede della Bundesbank
Lo spread e i trucchi
della Bundesbank

I trattati europei vietano alle banche centrali di sottoscrivere titoli di Stato all’emissione. Eppure quella tedesca lo fa da anni (e l’ha fatto anche in quest’ultima asta) aggirando quella regola che pretende che tutti gli altri rispettino. Perché gli altri non fanno lo stesso e nemmeno glielo contestano?

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 Economia Riduci

Mauro Moretti e Matteo Renzi
Quanto vale
un bravo manager

L’ipotesi di limitare i superstipendi dei manager pubblici divide anche a sinistra. Ma ritenere che l’entità dello stipendio sia il fattore sempre e comunque determinante per selezionare i migliori è un’idea platealmente sballata. Ci sono molti altri fattori che influiscono sulle scelte personali

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 Lavoro Riduci


Il sindacato
e i frammenti
ricomposti

Unificare il mercato del lavoro, che mai come oggi è stato così segmentato in cento figure diverse, è un problema che il sindacato discute, ma finora senza uno sbocco definito. Una battaglia per una legge sul salario minimo potrebbe dargli una nuova immagine e favorire un contatto con tutte quelle figure che lo vedono ormai come parte dell’establishment, oltre a restituirgli un ruolo di soggetto politico generale


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 Politica economica Riduci

Angela Merkel
La morsa
della Merkel

L’Eurogruppo e la Commissione accolgono la proposta tedesca “riforme in cambio di flessibilità nei conti” che la cancelliera aveva annunciato nel suo discorso di insediamento al Bundestag. Così, dopo aver imposto regole di bilancio impossibili da rispettare, si concederanno deroghe, ma solo a chi avrà attuato le riforme dettate da Berlino

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 Economia Riduci

Sui disoccupati
all'Europa
non la batte nessuno

L’analisi di uno strategist della Nomura: nell’ultimo anno la situazione si è rapidamente deteriorata, con il cambio che si è apprezzato di circa il 6% e la disoccupazione più alta rispetto a tutte le altre maggiori economie del mondo. Si profila un nuovo scontro fra Draghi e la Bundesbank

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 Politica Riduci

Quel Messaggero
da battaglia

C’è stato un periodo, negli anni ’70 e ’80, in cui il giornale romano visse una stagione battagliera e indipendente che coincise in buona parte con la direzione di Vittorio Emiliani, che in un libro di memorie racconta tutto, dalla vita di redazione ai retroscena politici di molti avvenimenti importanti

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 Lavoro Riduci

Manifestazione per il reddito garantito
Garantire il reddito?
No, il lavoro

Si continua a parlare di “reddito di cittadinanza” o “reddito minimo garantito”. Ma, come già diceva Paolo Sylos Labini più di 30 anni fa, non è all’assistenzialismo che bisogna puntare, ma ad assicurare un lavoro a tutti. Evitando gli errori di esperienze simili, come i nostri “lavori socialmente utili” o i “mini-job” tedeschi

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 Politica monetaria Riduci

I Fondi salva-Stati
I tecnocrati
dalla lingua biforcuta

Che non si debba dare valore ufficiale ai giudizi delle agenzie di rating l’ha detto fin dal 2009 la Commissione de Larosière e poi l’ha ribadito il Financial Stability Board allora presieduto da Draghi. Ma il regolamento del Fondo salva-Stati dice che può investire solo in titoli doppia A: così si comprano i Bund tedeschi coi soldi dei paesi in crisi

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 Pic Riduci

Capitali esteri?
Sì, ma…

Vogliamo tantissimi investimenti diretti esteri. Però devono essere quote di minoranza, possibilmente in aziende in crisi e i nuovi arrivati non devono rompere le scatole ad azionisti e management.

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 Stato sociale Riduci

Una sede della JP Morgan
“Per uscire dalla crisi
stracciate
la Costituzione”

Un documento di JP Morgan, una delle maggiori banche d’affari del mondo, afferma che le Carte fondamentali dei paesi del Sud Europa “mostrano una forte influenza delle idee socialiste” e impediscono di prendere i provvedimenti necessari, come eliminare le tutele dei lavoratori e “la licenza di protestare”. Di loro sì che possiamo fidarci: senza i salvataggi pubblici sarebbero già falliti due o tre volte

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 Politica economica Riduci

Debito e crescita in quattro paesi
L'uovo del debito
e la gallina
della crescita
Una nuova smentita alla teoria di Reinhart e Rogoff, secondo cui un alto debito pubblico frena la crescita: è dopo la frenata che il debito sale, afferma David Rosnick esaminando proprio i dati usati dai due. Un altro colpo ai fanatici dell'austerità, che però se ne infischiano


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 Economia Riduci

Mi fletto ma 
produco meno
Nel 2009 scrissi un articolo sostenendo che l'eccessiva flessibilità del lavoro è dannosa sia per l'economia in generale che per le imprese. Scopro ora che in sedi autorevoli sono state sostenute tesi analoghe, almeno per quanto riguarda il rapporto tra flessinilità e produttività (vedi il post scriptum in fondo all'articolo)


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 Conti pubblici Riduci


Se fossimo europei 
nell'evasione

I dati Ocse ci collocano ai vertici di questa poco onorevole classifica. Se le tasse non pagate scendessero alla media fatta su cinque paesi (Germania, Francia, Regno Unito, Danimarca e Olanda) incasseremmo 80 miliardi in più e oltre a rispettare gli accordi imposti dall'Europa potremmo rilanciare l'economia


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 Politica economica Riduci

Olli Rehn e Manuel Barroso
La pandemia 
dell'austerità
La Commissione Ue dice di temere che gli squilibri dell'Italia possano contagiare il resto d'Europa, ma poi stila una lista di "malati" che ormai è più lunga di quella dei sani. Non le viene il dubbio che la politica europea sia sbagliata? Nella lista manca la Germania, ma dovrebbe esserci: invece viene graziata da una regola piuttosto singolare


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 Conti pubblici Riduci


Consulenze, uno spreco evitabile 
Le spese per gli incarichi ad esterni della pubblica amministrazione risultano di circa 3 miliardi, ma in realtà sono di più se si considerano alcune fattispecie non rilevate e le tante vertenze che ingolfano la Corte dei Conti. Le leggi per contenerle non hanno funzionato, consentono varie scappatoie. Eppure ci sarebbe un rimedio semplice


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 Politica economica Riduci

Debito/Pil con varie ipotesi di aumento della spesa pubblica
Chi più spende 
meno s'indebita

Tagliare la spesa pubblica per ridurre il debito è uno dei mantra più ripetuti del pensiero economico dominante. Ma sono sempre di più gli economisti che denunciano che è un'idea profondamente sbagliata e ora un esercizio econometrico del Fondo monetario mostra risultati stupefacenti


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 Economia Riduci

Giorgio Squinzi
Lo strabismo 
di Confindustria

Solo nelle ultime pagine "Italia 2015", il documento con le proposte per rilanciare la crescita, si occupa dell'organizzazione e del costo dei servizi. Eppure le tanto ricercate competitività e produttività dipendono per una parte importante da quello, come affermano studi Ocse e Bankitalia. Meglio prendersela con i lavoratori che con lobby potenti?


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 Politica monetaria Riduci

Ben Bernanke
Bernanke 
il rivoluzionario

La crisi che non passa sta incidendo profondamente anche sul ruolo delle banche centrali e sulle loro strategie e i dogmi degli ultimi trent'anni vengono rimessi in discussione. La Fed, in particolare, per la prima volta ha indicato un obiettivo numerico sulla disoccupazione. Solo in Europa innovazioni quasi a zero


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 Lavoro Riduci

Manifestazione di precari
Precari di Stato, 
una vergogna 
“all’italiana”
Nella pubblica amministrazione ci sono ben 260.000 dipendenti precari: uno scandalo per un comparto che fornisce servizi previsti dalle leggi e non è soggetto alle oscillazioni del mercato. Ma i precari sono serviti a tutti: ai politici per il clientelismo, ai dirigenti per aggirare i blocchi del turn over, ai sindacati che guidano le rivendicazioni alla stabilizzazione. Tanto il conto alla fine lo pagano sempre i più deboli, cioè loro


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 Economia Riduci

Gianfranco Polillo
Se otto ore 
vi sembran 
poche...
Se si lavorasse una settimana in più a parità di salario guadagneremmo un punto di Pil, sostiene il sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo. Reazioni: bocciatura all’unanimità, persino da Confindustria. Perché, a parte il fatto che il nostro orario è già tra i più lunghi, per essere più competitivi serve altro - A seguire: colloquio con Stefano Dolcetta, vicepresidente Confindustria


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 Politica economica Riduci


La Bce pensa 
ai salari invece 
che alla finanza
Il Bollettino afferma esplicitamente che i salari sono già scesi, ma non abbastanza, e solo questo può far ridurre la disoccupazione. La Banca centrale insiste dunque su una ricetta bocciata da un gran numero di autorevoli economisti e soprattutto dai fatti. Non sembra preoccuparsi, invece, delle riforme proprie dei suoi compiti, quelle per il controllo della finanza

Vedi anche: Bce, il lungo addio ai Tre del rating


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 Politica Riduci

Yoram Gutgeld
McKinsey
ministero ombra

Il commissario Cttarelli non è il solo ad essere a disagio: nelle questioni legate alla pubblica amministrazione si sta diffondendo in modo pervasivo la presenza della società di consulenza, da cui proviene il più ascoltato consigliere di Renzi, Yoram Gutgeld. A ciò ora si aggiunge la squadra di economisti di supporto a Palazzo Chigi, in prevalenza di orientamento liberista

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 Economia Riduci


Lo Stato non paga, 
non ispeziona 
e non riscuote
Secondo i dati dello stesso ministero dopo il 2007 il numero delle ispezioni nelle aziende è crollato e così i contributi recuperati, che del resto non superano mai il 20% dell’accertato. Così da un lato non si pagano i fornitori, dall’altro non si recupera l’evasione. Nelle aziende ispezionate i lavoratori irregolari sono in media il 40%


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 Economia Riduci


Competitività, 
le tasse 
fanno male?
Certo, se se ne pagano più degli altri bene non fanno. Ma da una classifica Ocse sulla tassazione delle imprese in rapporto al Pil non emerge una relazione chiara. Evidentemente altri fattori contano anche di più


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 Milestones


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